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IL CASO/ Quel "perché" senza risposta dell'operaio suicida

Pubblicazione:venerdì 30 marzo 2012

L'Arena di Verona (Foto: Infophoto) L'Arena di Verona (Foto: Infophoto)

Verona. Si parla di riforma del lavoro, ma che cos'è il lavoro? Siamo sicuri di intendere tutti la stessa cosa, quando parliamo di lavoro?

Ieri un operaio edile di origine marocchina ha tentato di uccidersi dandosi fuoco, a Verona, davanti al Municipio. Per fortuna è vivo, probabilmente se la caverà, ma è già lunga la lista di chi non è più tra noi.

Cinicamente, i media e i sociologi parlano di "storie della crisi", o di "effetto-crisi". Il cinismo non esige la cattiveria: spesso è l'ultimo stadio della bonarietà, dell'atteggiamento comprensivo e pacato di chi vuol "capire".

Ma qui c'è poco da capire. Siete mai stati a Verona? Una delle città più belle d'Italia, dove si sta bene soprattutto se si hanno i soldi. A Verona i soldi hanno la loro bella importanza. Ai veronesi piace vestirsi bene, passeggiare in via Mazzini e in via Cappello, acquistare le scarpe nel negozio giusto. In molte case veronesi c'è il ritratto di Radetzky: segno che, qui, la Lega ha una storia molto più vecchia di Umberto Bossi.

E l'operaio marocchino che si dà fuoco, che c'entra con tutto questo? C'entra, perché Verona è una città dove si sa che cos'è il lavoro, dove la vita costa cara, e per guadagnarsi le scarpe giuste e il soprabito firmato c'è da galoppare.

E quando un operaio edile, di quelli che se ne vanno in alto sui ponteggi e sui tetti, talvolta senza nemmeno il casco protettivo, non prende lo stipendio da quattro mesi, altro che scarpe: non ha nemmeno da mangiare. E a Verona mangiare costa.

C'è poco da capire. Il lavoro non è innanzitutto una funzione dell'economia. Il lavoro, prima di essere remunerato, deve essere ben fatto. A Verona queste cose te le insegnano. Esiste un'etica del lavoro, qui l'arte di arrangiarsi non è ben vista: lavorare sodo e bene è la prima regola. Rigare dritto la seconda.

Ma poi c'è la terza, fondamentale: la giusta mercede. Per vivere dignitosamente. Perché se non vivi dignitosamente, chi mai può pretendere che tu lavori dignitosamente?


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COMMENTI
30/03/2012 - Grazie Luca Doninelli di questo articolo. (claudia mazzola)

Anche a Brescia benestante i negozi chiudono, i piccoli imprenditori come mio marito galleggiano coi propri risparmi, studi progettisti fermi, mio cognato 60 anni muratore è 1 anno 1/2 che non lavora. Parole, riforme e tasse non fanno crescere è un fardello troppo grande, qualcuno in terra ci aiuti, non soltanto Lui lassù!