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Cronaca

NO TAV/ 1. L'esperto del Brennero: in Val di Susa nessun pericolo amianto, ecco perché

FRANCO GUZZETTI, referente italiano della Galleria di base del Brennero, spiega perché gli standard di sicurezza e le norme sono tali da far ritenere la protesta ingiustificata

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Ormai da anni, in Val di Susa, infuria la protesta; che, di tanto in tanto, deflagra in manifestazioni di violenza come in questi giorni. L’obiettivo dei No Tav è noto: vogliono impedire la realizzazione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione e, buona parte dei militanti del movimento è disposta a tutto per riuscire nell’intento. A qualche centinaio di chilometri, invece, un’analoga infrastruttura sta venendo realizzata senza intoppi. Si tratta della Galleria di base del Brennero (Bbt) che unirà Innsbruck a Fortezza (Bolzano) ospitando, a regime, un transito di 400 treni giornalieri, di cui 320 merci e 80 passeggeri. Sarà ultimata attorno al 2020 e, inaugurata il 28 aprile 2008 da Napolitano, fa sorgere spontanea una domanda: dove sta la differenza con la linea contestata dai No Tav? Ilsussidiario.net lo ha chiesto a Franco Guzzetti, professore associato del Politecnico di Milano e riferimento scientifico italiano per i tecnici e i progettisti della Bbt. Che, anzitutto, ci spiega in cosa è consistito il suo lavoro: «Ho iniziato nel ’99, predisponendo la cosiddetta rete geodetica, in modo da creare un riferimento unitario tra il Nord e il Sud delle Alpi. Ho curato, inoltre, la parte di impostazione fotogrammetrica per giungere ad una mappatura delle valli e curato le operazione di rilievo per capire dove compiere gli scavi». La singolare conformazione del territorio avrebbe potuto creare non pochi problemi. «Nella zona del Brennero c’è la sovrapposizione tra la costa africana e quella europea. Ci sono spostamenti relativi che arrivano anche a due centimetri l’anno. Nelle fasi preliminari, quindi, ne abbiamo dovuto tener conto, posizionando dei cosiddetti vertici di coordinate note in modo da monitorare l’andamento nel tempo». Non si può, di certo, improvvisare: «Bisogna pensare alla galleria come un filo sottilissimo, teso all’interno della montagna; la montagna sarà sempre “più forte” di questo filo. Di conseguenza, non possiamo immaginarlo rigido». Si deve, quindi, procedere al contrario: «A seconda del tipo di roccia che si trova, dobbiamo adeguare la struttura. Quando arriveremo nella zona di incontro delle due placche, occorrerà avere un estremo rispetto della montagna; scavando un po’ alla volta, lasciando scaricare le forze interne, raccogliendo l’acqua e predisponendo elementi mobili». In sostanza, quando sarà ultimata, la galleria si adeguerà ai movimenti della montagna. «Si tratta di opere studiate non per durare milioni di anni. Ma almeno qualche centinaio». Dal ’99 ad oggi, non ci sono stati fenomeni lontanamente paragonabili a quelli dei No Tav. «Già a metà degli anni 90, sono partite le campagne di monitoraggio, per capire se la galleria potesse produrre danni all’ambiente e alle salute della popolazione. In questo arco di tempo ci sono stati numerosi incontri e periodi di condivisione con la popolazione e con le amministrazioni». Ma, al di là di questo, differenze con la Val di Susa, anche volendo, non potrebbero essercene state. «Queste opere si realizzano mantenendo parametri di sicurezza estremamente elevati e sottostando a norme molto severe. Gli standard sono identici ovunque si costruisca. Non può esistere alcun imprevisto, e ogni minima realizzazione deve essere compatibile con l’uomo. Insomma: è impensabile che sul Brennero si costruisce bene e in Val di Susa no».