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NO TAV/ Sapelli: Val di Susa, un "gioco" per i figli della crisi e i nonni del '68

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Scontri in Val di Susa (InfoPhoto)  Scontri in Val di Susa (InfoPhoto)

Del resto era inevitabile. I sostenitori del pensiero conservatore unico non capiscono nulla e quindi non si spaventano abbastanza per ciò che sta accadendo. Non si può, infatti, non combattere la disoccupazione e la precarietà, l’angoscia diffusa, e poi stupirsi se il povero tempo di chi nulla possiede e vive solo della solidarietà si trasforma in uno strumento di lotta che si pone come obbiettivo solo la distruzione dell’avversario: i giovani rimuovono l’angoscia nella disperazione della non negoziabilità. Il nichilismo si trasforma in lotta pre-politica e anti-istituzionale. Il movimento contro la guerra del Vietnam negli Usa ebbe parte di queste caratteristiche, per esempio, così come lo ha di fatto gran parte del movimento neoecologista e anticrescita. Non si negoziano l’ideologia e l’identità.

La Tav è il buco nero in cui sprofondano e insieme si evidenziano i malesseri della crisi. La mobilitazione collettiva assume connotati sia localistici, sia “randagi”, attraendo folle di diseredati da ogni dove. Questo è già avvenuto molte volte nella storia, da sempre. Non dico nulla su come storicamente si sono risolte queste terribili vicende dell’umana vita associata. Ho il rispetto umano di farlo. Senza politica tutto sarà ancor peggiore di quanto già di peggiore ci ha donato la storia. È già abbastanza terribile evocare questa storiografica evidenza. Basta così.



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