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ROSSELLA URRU/ Giuliana Sgrena: una vicenda che mi ricorda tanto la mia...

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Nel mio caso, sono state decisive sia la mobilitazione popolare che l’azione dei servizi segreti. In particolare, quella di Nicola Calipari, che aveva avviato la trattativa. Due strade che erano procedute parallelamente senza scontrarsi e cha avrebbero determinato, se non ci fosse stata la sparatoria degli americani, un buon esito. Per quanto riguarda Rossella, è stato imposto il silenzio stampa e si è invitato a non far clamore, onde non disturbare la trattativa. A questo punto, credo che chi sta seguendo l’eventuale negoziato, e  i familiari, debbano fare quanto ritengono più opportuno.   

Può spiegarci qual è stato, per lei, il peso della mobilitazione popolare?

I miei rapitori agivano con finalità politiche. Certo, avevano compiuto un atto terrorista perché, ovviamente, non si possono rapire dei civili per perseguire i propri scopi. Ma non erano né delinquenti comuni né fondamentalisti islamici. Tenevano in grande considerazione, quindi, quanto avveniva a livello popolare. Tanto che, a volte, me ne parlavano.

Che ricordo ha di Nicola Calipari?

Un ricordo ancora estremamente vivo. Lo è in me come nella gente comune. La settimana prossima, in Liguria, ci saranno tre rappresentazioni dello spettacolo  “Il viaggio di Calipari” e se ne parlerà ancora. Ma ho un rammarico: il mondo politico se ne è completamente dimenticato. Non c’è stato, d’altronde, alcune processo, perché l’Italia, su questo caso, ha rinunciato alla propria giurisdizione.  Non si è neanche voluto accertare cosa fosse successo. Forse non si sarebbe giunti a nulla. Ma, almeno, l’Italia non avrebbe rinunciato alla propria sovranità.

Se dovesse fare un appello alle alte cariche dello Stato, cosa chiederebbe?