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NO TAV/ Da Lenin a Perino, qual è il filo rosso?

Pubblicazione:martedì 6 marzo 2012

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E' più comprensibile, secondo logica, la nostalgia dello stalinismo criminale, piuttosto che il “non senso” del nuovo modello di sviluppo. Non perché non sia ipotizzabile un “nuovo modello di sviluppo economico”, un “nuovo sistema finanziario”. Ma perché da anni la frase è diventata una formula generica e demagogica, che si basa sul nulla, su una irrealistica e aerea teoria impraticabile. Non c'è nessuno che abbia tracciato concretamente e realisticamente il “nuovo modello di sviluppo”. Il massimo dell'elaborazione è la “non crescita” dell'economista francese Serge Latouche. Il “poeta” italiano del “nuovo modello di sviluppo” è stato il comunista Pietro Ingrao. Il suo libro di memorie è tutto un programma: “Volevo la luna”.

A fianco di Ingrao c'era una signora-bene milanese, Rossana Rossanda, sposata con il figlio di Antonio Banfi, che abitava in via Bigli, a fianco di via Monte Napoleone a Milano. Ingrao aveva a quei tempi un sopranome “il Mao della Ciociaria”. La Rossanda fu redarguita con pesantezza inusitata da Mario Alicata in un congresso del Pci milanese. Ma il “nuovo modello di sviluppo” fu fagocitato e agitato dal nuovo ribellismo sessantottardo. E ora è riprodotto dai “guru” della Fiom e da un fronte trasversale che va dai “bancari pensionati”, ai “nuovi giustizialisti”, ex lefreviani come Marco Travaglio, a qualche pm di assalto e ai nipotini della cultura azionista e catto-comunista.

Il problema attuale è che, nella sinistra non ci sono più gli anticorpi, gli uomini che sapevano contrastare nel partito gli ideologi dell'inconsistenza. Il fronte trasversale dell'antistoricismo è stato contro il Mec, contro il Sistema monetario europeo. Più specificamente contro le autostrade, in primis l'Autosole, contro la motorizzazione privata, poi contro il pluralismo delle antenne televisive, contro la televisione commerciale e la pubblicità nei film televisivi. Con l'appoggio di La Malfa e di una parte della Dc, si opposero per anni all'introduzione della televisione a colori, considerato un eccesso di consumismo, stroncando in questo modo una industria televisiva italiana.

 

 


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COMMENTI
06/03/2012 - difficile esporre meglio il concentrato di idiozie (attilio sangiani)

L'analisi della sinistra "NO TAV" esposta in questo articolo mi sembra insuperabile. In quattro pagine descrive le molteplici radici culturali e di "prassi" del variopinto movimento,che include,purtroppo,anche elementi cattolici. Del resto fu così anche per il "68". Congratulazioni