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GUSTO/ Ad Asti per scoprire il vino della Luna di marzo

Pubblicazione:mercoledì 7 marzo 2012

Giovanni Storti scherza con Paolo Massobrio Giovanni Storti scherza con Paolo Massobrio

Se mi chiedessero di botto cos'è per te il Piemonte, intenso come la tua terra, che poi è il Monferrato io non potrei far altro che rispondere: “E' vino... e poi quieta follia”. Il termine non è mio, ma di un amico che in qualche modo non c'è più (solo in qualche modo), ovvero Bruno Lauzi, che aveva casa alla Celesta di Rocchetta Tanaro. Mi è venuto in mente l'altra domenica quando sono arrivato a Vignale Monferrato e, senza preordinare nulla mi sono trovato di fianco a Giovanni Storti che ha tagliato un salame di un metro e venti, il comico di Zelig Marco Dalla Noce e un mansueto Roberto Bettega che girava fra gli stand della festa dedicata ai prodotti a denominazione comunale. In un battibaleno abbiamo messo insieme una quadretto divertente, come avveniva spesso a casa di Giacomo Bologna a Rocchetta. E a fondere le stesse situazioni c'era sempre il vino, fosse Grignolino o Barbera, sempre vino era.
Ma il vino per chi abitava in città, come è accaduto a me fino all'età di 25 anni (benché quando compii 18 anni, mio padre ormai in pensione, si rimise a produrre vino, come faceva suo padre e il padre di suo padre), aveva una magia strana. In questa stagione, a marzo, quando la temperatura rigida dell'inverno abbandonava le giornate per annunciare l'arrivo della Primavera, si andava per cantine.
In auto – 850 Fiat color grigio topo – si caricavano un paio di damigiane e si andava in Monferrato perché quelli erano i giorni dei vini della luna di marzo. Oggi, questo appuntamento è diventato una fiera fra le più belle: si tiene ad Asti, a Palazzo Enofila, dove settanta cantine (molte sconosciute) fanno assaggiare il vino della vendemmia precedente. Ed io ogni anno mi diverto a scoprire l'inclinazione dei giovani vignaioli di oggi, che fanno il medesimo vino dei loro nonni, che poi è quello che andavo a prendere con mio papà e che sapeva di vino, di viola, di un sapore vero, prima che le nuove tecnologie lo imbastardissero col legno delle botti piccole.
E si mangiavano gli agnolotti, ma anche ad Asti ci saranno, perché accanto alle cantine avremo le pro loco che cucineranno i piatti delle sagre d'inverno, mentre i produttori di cose buone faranno assaggiare il pane e il salame o le preziose formaggette di capra che si producono sull'Appennino.


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