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IL CASO/ M.G., vittima di un "ergastolo" finanziario per un difetto di procedura

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Successivamente, l’8 febbraio 2012, più di 6 anni dopo tale pronuncia, proponiamo una nuova istanza presso l’ufficio di Sorveglianza di Brescia, assumendo mutata la situazione di fatto su cui si è fondata la prima pronuncia (residenza in Italia, nuova vita, nuovo lavoro, redditi tracciabili, ecc.) e sollevando nuove questioni di diritto (il primo dei due episodi di illecito disciplinare contestati non doveva essere considerato, in quanto antecedente al passaggio in giudicato della sentenza di condanna e, comunque, dovevano essere apprezzati nell’ambito di una più complessa valutazione, che doveva tenere conto anche del percorso evolutivo intrapreso dal condannato, anche in stato di libertà).

 

Avete avuto risposta dal Magistrato?

 

No, il Magistrato di Sorveglianza di Brescia non ci ha ancora dato una formale risposta, comunque ci ha fatto capire in via informale che intende rigettare l’istanza, sussistendo la preclusione di un precedente giudicato; sul punto avrei delle obiezioni, in quanto è la Corte di Cassazione stessa a stabilire che “anche in mancanza di espressa previsione, è consentito rivalutare i presupposti per la concessione di un beneficio già negato quando si alleghi la sussistenza di una situazione di fatto diversa rispetto a quella presa in esame dai primi giudici, sulla cui decisione, qualora l’assunto risulti dimostrato, non può operare alcuna preclusione” (Cass. pen., sez. I, 3 giugno 1996, n 3870).

 

Una richiesta così ingente di spese processuali e l’intransigenza che il sig. M.G. sta subendo non rischiano di rendere ineffettivo il valore rieducativo della pena?

 

Circa l’effetto rieducativo della pena, premetto che, tecnicamente, il pagamento delle spese processuali non costituisce una pena, anche se, di fatto, non posso che convenire con quanti ritengono come, in casi come questo, una siffatta obbligazione per il condannato sia del tutto sproporzionata per le sue effettive possibilità economiche e, conseguentemente, possa rappresentare, in assenza di solidarietà sociale, una forte controspinta a commettere nuove condotte illecite.



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