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MELANIA REA/ I due operai macedoni si sono sottoposti all’esame del Dna

Pubblicazione:domenica 1 aprile 2012

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E’ ancora sempre e solo Salvatore Parolisi l’indagato eccellente per l’assassinio di Melania Rea, la giovane madre uccisa con 35 coltellate lo scorso 18 aprile nel bosco delle Casermette di Ripe di Civitella. Tuttavia, si è verificato un piccolo fuoriprogramma. Gli era stato chiesto di sottoporsi all’esame del Dna. E l’oro hanno deciso di farlo senza tentennamenti. I due operai macedoni, padre e figlio, si sono così presentati presso il comando provinciale dei carabinieri di Ascoli, su richiesta di Marina Tommolini, Gup di Teramo. Il giudice aveva avanzato la richiesta per comparare il materiale genetico dei due con quello trovato sulla bocca della vittima. Si tratterebbe, tuttavia, secondo gli inquirenti, di una semplice procedura volta ad escludere eventuali altre piste. I due erano divenuti in qualche modo partecipi della vicenda il giorno in cui, pochi giorni dopo l’assassinio, i cani molecolari si erano avvicinati alla loro roulotte e alla loro Fiat Punto. Nel giorno in cui avvenne il crimine, i due si trovavano proprio a colle san Marco, dove stavano eseguendo dei lavori. Era stata esaminata anche la loro auto, ed erano stati compiuti accertamenti anche sui tabulati telefonici. Era emerso che, mentre Melania veniva uccisa, i due stavano lavorando. In particolare, stando a quanto è stato, ad oggi, stabilito dal consulente della procura Adriano Tagliabracci, Melania Rea sarebbe stata uccisa tra le 13.30 e le 14.30 del 18 aprile. Ora, tuttavia, gli esperti dovranno procedere con un nuovo tentativo per stabilire l’orario del decesso sulla base della valutazione del contenuto gastrico e dell'assimilazione della caffeina. Ad oggi, se si prende in considerazione l’orario della morte, l’alibi di Parolisi non regge.  Le indagini dei carabinieri avevano portato ad escludere che i due potessero essere in qualche modo coinvolti nell’omicidio. Tuttavia, il più giovane dei due era stato iscritto nel registro degli indagati con le ipotesi di reato di sequestro di persona. Si trattò di un procedimento tecnico per poter bloccare tutte le procedure necessarie ad altri eventuali accertamenti. La casa dell’operai, infatti, venne perquisita e, in due giorni, i due vennero liberati da ogni sospetto.


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