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PADRI E FIGLI/ Risé: i casi Bossi e Semeraro? Un "problema" di libertà

Pubblicazione:martedì 10 aprile 2012

Foto Infophoto Foto Infophoto

La giudico una frase molto ingenua. Non significa nulla se non che il padre è in una posizione di forte ingenuità. Se al padre si dicesse sempre la verità sarebbe sicuramente in un altro mondo, ma non è questo il caso, come tutti sappiamo. Questo padre parte da un assunto sbagliato.

 

Quale?

 

La sua frase non è attuale, in realtà non sappiamo neppure quanto lo sia mai stata. Dire la verità al padre significa scambiare il padre con una figura di giudice - a cui non si può mentire - che non è quella di oggi e non so se lo sia mai stata: cioè quella di una figura storicamente valida e presente senza contraddizione alcuna.

 

Secondo le si può dire che alla fine è sempre la libertà del singolo, che sia padre o figlio, a giocare il ruolo decisivo?

 

Ma certamente. La libertà del figlio di dire, e la libertà del padre di capire a partire da ciò che il figlio gli dice e dimostra di voler dire. Non solo, dunque, la dichiarazione esplicita a parole, ma la dichiarazione che il padre può leggere nei comportamenti e nei costumi del figlio. Sono due libertà che se non scattano vicendevolmente, il rapporto si chiude e succede quello che potrebbe essere successo in questi due casi di cronaca.



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