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PIAZZA DELLA LOGGIA/ Ecco la "verità" che nessuno ha cercato

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Quasi inevitabile che un paese come l'Italia, un “paese di cerniera” tra Ovest ed Est Europa, tra Europa e Medio Oriente, con rapporti radicati con il mondo arabo, si sia trovato al centro di scorrerie di agenzie di spionaggio di ogni tipo e paese. Ma affermare che qualsiasi agenzia di spionaggio araba o mediorientale abbia influito in modo determinante sulla ispirazione, sulla progettazione e sull'esecuzione delle stragi è forzato e non dimostrabile. Così come è forzato, ideologico e non dimostrabile, attribuire alla Cia o al Kgb sovietico la “mano invisibile” delle stragi italiane. Forse qui ci vorrebbe un po' più di acume politico e ci si dovrebbe realisticamente chiedere: ma quale interesse avevano tutti questi protagonisti della “guerra fredda” o della “destabilizzazione mediorientale” a esportare massacri in un paese come l'Italia, che era un porto franco di “traffici e trattative” tra opposti rivali internazionali? Forse qualcuno si è dimenticato il viaggio in “Cinquecento” di una dei capi dell'“autonomia” romana di estrema sinistra, con un “bazooka” che spuntava dal tettino e fermati erroneamente dalla polizia stradale? Il signore in questione portava su una spiaggia o in un porto dell'Adriatico armi per i palestinesi con i nostri servizi segreti che chiudevano gli occhi.

L'impressione che si trae da questa sequenza infinita di processi è che ben pochi in Italia abbiano veramente cercato una verità processuale. Ma piuttosto che, anche da sponde opposte, si sia soprattutto cercato una “verità ad uso politico” e nello stesso tempo si sia cercato di risolvere un teorema impossibile che la cosiddetta “cultura dominante” dell'epoca pensava invece di poter risolvere con qualche schema ideologico, probabilmente neppure politico. Alla fine le indagini, le inchieste, le istruttorie sono state quasi imposte dalla “piazza”, sia quella militante che quella ideologica, mentre allo stesso tempo si tralasciava tutto il milieu italiano, la manovalanza violenta degli opposti estremismi, maturati con il 1968 ed esplosi negli anni Settanta. Forse più che di teoremi da dimostrare, di scenari politico-idelogici da tracciare, di manovre internazionali da interpretare, di devianze (quasi certe) di servizi segreti nazionali da dimostrare, occorrevano delle metodiche e serie indagini di polizia per ricostruire verosimilmente delle autentiche e ricorrenti “storiacce italiane”.