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SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 15 aprile, è San Marone Martire

Pubblicazione:domenica 15 aprile 2012

Tutti i santi Tutti i santi

Il 15 aprile è il giorno in cui si celebra San Marone Martire: si tratta di un santo romano, vissuto nel 1° secolo dopo Cristo, ritenuto il primo martire della zona del Piceno. Le notizie più antiche a proposito di San Marone lo identificano come un convinto cristiano la cui fama era molto nota presso la famiglia Flavia. Venuto a sapere della decisione di Domitilla, cugina dell’imperatore Domiziano, di finire in sposa al console Aureliano, le consigliò di rifiutare la proposta di matrimonio. Aureliano, una volta venuto a sapere del rifiuto della ragazza ormai promessa in sposa, chiese all’imperatore di pensare una punizione adatta a lei: non solo perché non voleva più sposarlo, ma soprattutto perché era di fede cristiana. Domiziano decise di non condannare a morte Domitilla, che era pur sempre sua cugina, ma la spedì in esilio a Ponza, dove fu accompagnata da Marone. Nel frattempo, Domiziano venne assassinato, e a Roma al potere salì Nerva. Quest’ultimo si rivelò piuttosto tollerante nei confronti dei Cristiani, e diede la possibilità a tutti coloro che erano stati esiliati per ragioni riconducibili alla religione di tornare in patria. Marone, dunque, poté tornare a Roma, ma il suo periodo di tranquillità durò poco: Aureliano, infatti, acquisì una nuova posizione di potere, e ne approfittò per vendicarsi di Marone, considerato il responsabile principale del diniego di Domitilla. Egli venne quindi condannato ai lavori forzati in una terra nei pressi della via Salaria, a circa 130 miglia da Roma, dove avrebbe dovuto zappare un terreno di Aureliano. In questo nuovo posto, Marone alternò preghiera e lavoro, convertendo un numero sempre maggiore di pagani, e mettendo in pratica diversi miracoli. I fedeli riuniti, quindi, lo nominarono sacerdote.

In epoca medievale nacquero diverse leggende a proposito della vita di San Marone, complice il fatto che la sua notorietà cresceva sempre di più: leggende spesso ispirate a fatti realmente avvenuti. Per esempio, si narra che nel corso della sua permanenza sulla via Salaria egli riuscì a guarire un procuratore romano di Settempeda, malato di idropisia, e a liberare una principessa dalle grinfie di un drago mostruoso emerso dalle acque del mare. Marone, come detto, morì da martire. Nell’anno 100 dopo Cristo, Aureliano, dopo aver saputo delle molteplici conversioni al cristianesimo che Marone effettuava nei territori in cui viveva, decise di farlo morire. In quel tempo, le zone evangelizzate da Marone si basavano principalmente sulla venerazione per il dio Grannus: quindi, quando giunsero a Roma le lamentele della popolazione locale pagana, che era ormai stanca dell’opera di evangelizzazione in atto, Aureliano diede mandato a Turgio, un suo amico, di uccidere Marone. Per altro, già in più occasioni i pagani avevano tentato di ucciderlo, sia lanciandogli addosso macigni, sia con altri mezzi, ma egli era sempre riuscito a sopravvivere in virtù dell’intervento divino. Turgio decise che Marone sarebbe stato decapitato. Tuttavia la sua pena andò ben al di là di quanto era stato previsto, visto che Marone venne costretto a trascinare una grossa pietra che gli era stata legata al collo lungo un tratto della via Salaria; quando, stanco, si appoggiò a terra per recuperare parzialmente le forze, un militare gli si scagliò addosso e gli tagliò la testa.


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