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Cronaca

RACCONTO/ La storia di Jillali, morto sui binari della nostra indifferenza

Immagine d'archivioImmagine d'archivio

Si guardano, lei ha occhi castani così giovani che lui si commuove guardandoli, assalito da molti rimpianti; ma quando si riappoggia al sedile tutti e due, per l’imbarazzo di chiedere e sentirsi spiegare, hanno già deciso di tacere .

Jillali ha la testa quasi dentro ai binari e sente il freddo della rotaia contro la guancia; il gelo del metallo è quasi un sollievo dato che la ferita si è riaperta e ha ricominciato a sanguinare.

Sta completamente steso a faccia in giù, aperto e aderente alla terra, ai dolorosi sassi della massicciata, ma non ha pensieri tristi e non sente male; certo, però, la dolcezza estenuante dell’emorragia inarrestabile gli toglie le forze.

Ecco, c’è qualcuno, pensa. Ecco, ora mi spostano.  Mi lasciano qui ma adesso che sanno che sono qui, mi hanno trovato, torneranno. Sogna, forse, e rivede l’interno della sua casa, assolutamente bianca dentro e fuori; e sua moglie che entra, e sulle belle braccia scure di lei gli anelli di metallo tintinnanti sui polsi e i bracciali a fascia che stringono la pelle preziosa.  

 

(Paola Caronni)

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