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Cronaca

RACCONTO/ Storia di Mohammad, il talebano si consegna per incassare i 100 dollari della sua taglia

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Nei suoi occhi si è spento il ricordo di ogni affetto; le grida del nemico e dei suoi figli non riecheggiano più nelle sue orecchie sorde, nelle quali persiste tuttavia il fischio costante di una bomba straniera troppo vicina. La casa di Mohammad è stata divorata dalla bulimia nemica, e a lui resta la fame di chi dorme in una trincea di carogne e rovine magre e smunte, nelle quali si riconosce.

Mohammad parla con chi incontra, a loro racconta delle imprese di Mohammad. C’è chi lo evita e chi, preoccupato, lo fa entrare in casa sua; chi gli fa fumare una sigaretta da accendere con i fiammiferi distribuiti dal nemico. Oggi ha visto cadere molti Mohammad, uno di loro lo sta applaudendo come un eroe, recitando l’annuncio straniero che incorona la sua effige riprodotta sulla scatola dei fiammiferi nemici: cento dollari per avere informazioni su Mohammad Ashan, proprio lui, Mohammad.

Cento dollari sono un piccolo capitale da investire. Con cento dollari ci si possono comprare non una, ma ben cinque capre di qualità. E Mohammad ha fame, Mohammad è stanco, Mohammad vuole rifarsi una vita.

Mohammad pensa che lui sa tante cose di Mohammad e va a coricarsi tra le cartucce con questo pensiero, mentre nella caserma il nemico lo attende inconsapevole, stanco almeno quanto lui.

 

(Marco Ferrarini)

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