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SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 22 aprile, è San Leonida martire

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San Leonida  San Leonida

SANTO DEL GIORNO: 22 APRILE SAN LEONIDA -  Oggi si fa memoria di San Leonida. Fu un martire del III secolo. Questo nome, la cui traduzione vuol dire "figlio del leone", era stato usato anche dal grande re di Sparta, caduto in battaglia alle Termopoli, mentre guidava i suoi fedeli soldati. Questo riferimento perché anche il Leonide di tradizione cristiana è conosciuto come un valoroso combattente, che ha deciso di sacrificare la proprio vita in nome del martirio e della fede. Inoltre è conosciuto come il padre di uno degli scrittori del cristianesimo più facoltosi, ovvero di Origene, considerato tutt'oggi uno tra i pochi teologi cristiani dei primi tre secoli. Di origini greche, Leonida era maestro di retorica presso l'università di Alessandria, al tempo grande capitale mediterranea della cultura. Padre di 8 figli, al maggiore riuscì a dare un educazione letteraria e filosofica vastissima, insieme alla profonda conoscenza della Bibbia, che il giovane allievo imparò per intero a memoria. Molto presto Leonide frenò la troppo spiccata curiosità del figlio, che voleva sapere tutto, manifestando il desiderio di spingersi anche oltre con una accesa precocità. La leggende vuole che il padre, ammirato da quella spiccatissima tendenza al sapere e da quella particolare predisposizione spirituale, baciasse l'origine della sapienza del figlio, ovvero il fulcro della sua sapienza, il petto, quando egli dormiva. Presto però arrivò il tempo della prova. Durante l'impero di Settimio Severo, nel 205, in Egitto, cominciarono le persecuzioni contro i cristiani e Leto, governatore della regione, diede inizio al rastrellamento della Tebaide. Il giovane desiderò di morire da martire, e solo con l'astuzia della madre, che gli nascose le vesti, riuscì a impedirlo. Diversamente andò invece per il padre Leonida, che nonostante la volontà di aspettare in silenzio la fine delle persecuzioni, una volta chiamato dinnanzi al governatore, confessò senza titubanza o arroganza di essere stato colpito dalla fede di Dio. Così venne presto isolato dalla famiglia e incarcerato. Si narra che durante la prigionia ricevette una lettera del figlio che lo incitava a non perdere la fede in Dio, anche se questo voleva dire rinnegare la sua stessa famiglia. Non potendo materialmente baciare il petto del figlio, replicò il gesto sulla lettera, gesto che lo riempì di uguale gioia. 



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