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J'ACCUSE/ Allam: nell'Europa schiava del relativismo nascono i nuovi terroristi

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Sono stato musulmano per 56 anni, ma sono sempre stato credente nei valori non negoziabili, come la sacralità della vita, la dignità della persona, la libertà di scelta in ambito religioso ed educativo. Da musulmano sono stato condannato a morte dai terroristi islamici proprio perché difendevo il diritto alla vita di tutti, difendevo la pari dignità tra uomo e donna e difendevo la libertà per un musulmano di convertirsi ad un’altra religione senza essere automaticamente condannato a morte per apostasia.

Ci parli del suo percorso.

L’adesione al cristianesimo si è avverata in presenza di autentici testimoni di Fede che hanno saputo rivisitare la realtà di Gesù Cristo, in un percorso molto lungo iniziato quando ero ancora bambino, frequentando delle scuole italiane cattoliche al Cairo, la mia città natale. L’adesione al cristianesimo per me ha essenzialmente significato  trovarmi finalmente nella mia casa naturale, in quella dimora dove Fede e Ragione si conciliano e sono un tutt’uno, corrispondendo a pieno a quella che è l’essenza del cristianesimo, ovvero del Dio che si è fatto Uomo, che si incarna in Gesù, e dell’Uomo concepito a immagine e somiglianza di Dio.

Dell’islam lei ha detto: «Al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale». Può spiegarci meglio questa affermazione?

Basta aprire il Corano e leggerlo. Basta prendere una traduzione in italiano del Corano e leggere centinaia di versetti che legittimano l’odio, l’uccisione, la morte, la violenza nei confronti di ebrei, di cristiani, di coloro che diventano apostati infedeli per il semplice fatto di non riconoscersi più nell’islam. Basta leggere la biografia ufficiale di Maometto, che nella sua vita è stato un condottiero che ha combattuto, che ha ucciso, che ha perpetrato con le sue stesse mani delle stragi, come quella che nel 627 alle porte di Medina lo vide partecipe nella decapitazione e sgozzamento di circa 800 ebrei della tribù dei Banu Qurayza.

Cosa rappresentano a suo giudizio questi fatti?

Sono fatti storici acclarati, che evidenziano la specificità di una religione che non ha nulla a che fare con il cristianesimo. Ecco perché sono estremamente preoccupato quando sento anche all’interno della Chiesa parlare delle tre grandi religioni monoteiste: l’Allah coranico non ha nulla a che fare con il nostro Gesù Cristo, così come Maometto non ha nulla a che fare con il Dio che si è fatto Uomo. Sono due realtà profondamente in contrasto: dalla nostra parte l’amore è il Nuovo Comandamento portato da Gesù Cristo, dall’altra c’è l’odio nei confronti di chi non si sottomette all’islam e la legittimazione dell’assassinio di tutti coloro che a vario titolo vengono considerati nemici.

 

(Claudio Perlini)



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