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J'ACCUSE/ Manconi: la carcerazione preventiva, una "vendetta illegale" dei pm

Immagine d'archivio (Infophoto) Immagine d'archivio (Infophoto)

Mettendo in conto che le persone indagate arriveranno a processo dopo molti anni, sempre che questo accada, la prospettiva di far scontare una sorta di pena preventiva diventa insinuante e seducente, a prescindere dal fatto che essa sia meritata o meno. Una distorsione molto pericolosa.

Se poi, com’è accaduto ieri sul Corriere, di una persona sottoposta a carcerazione preventiva vengono pubblicate in tempo reale anche le lettere private…

Il cortocircuito è compiuto. Una lettera in cui non c’è nulla di rilevante sotto il profilo giudiziario dovrebbe essere considerata proprietà sacra e inviolabile di chi l’ha scritta e chi la riceve. 

Tornando alle carceri, secondo lei e gli altri promotori di questa manifestazione, il problema comunque non si risolve costruendo nuovi istituti?

La strada maestra indicata dalle commissioni di riforma del codice penale è quella della depenalizzazione e della decarcerizzazione. Ovvero, ridurre il numero delle azioni e dei comportamenti considerati reati e ridurre il numero dei reati sanzionati con la detenzione in cella. 
Purtroppo però si è andati nella direzione opposta. Se si introduce, ad esempio, il reato di clandestinità, significa che si sta panpenalizzando e affollando le carceri come se il migrante fosse uguale al narcotrafficante.  

Da ultimo, quante speranze che in questa stagione tecnica si possa arrivare a una riforma condivisa? 

Poche, purtroppo. L’attuale ministro aveva idee chiare, una forza intellettuale come pochi in passato e il vantaggio di non dover rispondere al consenso popolare. Eppure non gli hanno consentito di fare quello che aveva in animo. 

A chi si riferisce?

Ai tre partiti che appoggiano il governo: Pd, Pdl e Udc...

(Carlo Melato)

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