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CASO CALEARO/ Cruciani: Linciaggio mediatico? Non de La Zanzara, ma di Veltroni

Massimo Calearo (Infophoto) Massimo Calearo (Infophoto)

Quelle di alcuni politici, ad esempio Veltroni, che ha parlato di persona orrenda o altri che lo hanno definito come se fosse la dannazione dell’umanità, il grande colpevole del disastro dell’Italia. Queste sono cose che non hanno senso, sono tutti epiteti morali che non c’entrano nulla, non sono valutazioni politiche: sono strali lanciati contro un deputato e non fanno che alimentare l’odio di piazza. Se una persona come Veltroni che è una persona ragionevole parla di Calearo come di persona orrenda, cosa dobbiamo aspettarci da uno che va su Internet a sfogare i suoi istinti repressi sui social network?

 

Lei ha detto una cosa molto interessante: ha parlato di morale e di giudizio politico. Non le sembra che oggi il giudizio politico si sia perso a favore solo di un giudizio moralistico?

 

Non c’è dubbio che più che giudicare le frasi di una persona si affibbiano delle categorie o dei giudizi che non hanno nulla a che fare con la politica. Si danno invece dei giudizi morali. Dire che una persona è orrenda, dire che non ha dignità, dire che è spregevole significa solo delle cose da sfogatoio che non dovrebbero appartenere al mondo del giudizio politico. Da un politico non ci si aspetta che dica queste cose, ma che faccia un altro tipo di ragionamento. Magari che corregga il Calearo di turno, ma non giudizi di questo tipo.

 

Il programma La Zanzara, o altri programmi analoghi, forse hanno anche loro delle colpe? Di trascinare in una sorta di trabocchetto i politici facendo loro dire delle cose con la scusa della goliardia?

 

Non sono d’accorso: uno deve mettersi nei panni di qualcuno che si trova davanti a frasi enormi. Non si può parlare di un contesto particolare di una determinata trasmissione. In realtà a La zanzara non c’è nessun contesto: si fanno domande e si danno delle risposte. Non è un gioco a quiz, non è Amici, non è Il Grande fratello. È una trasmissione di attualità in cui si risponde alle domande. Queste magari non sono di tipo istituzionale, non c’è il tono da talk show patinati e inquadrati, però un ospite può anche non rispondere. Non può il giorno dopo dire che stavamo scherzando.

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