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IMPRENDITORE SUICIDA/ La tragedia di un uomo "perbene" che ci ricorda per chi si vive

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E la forza di desiderare la vita si certifica, si stabilisce e si incrementa quando tiene in mente i volti di chi amiamo. Non sarà certo per un anonimo “ente” come il Paese o come la Società che potremo in questo tempo oscuro, cercare le vie, le energie, le linfe e il coraggio per decidere cosa lasciare e cosa inventare (come Benedetto). Ma per un desiderio che riguarda noi stessi e le persone che amiamo. I figli innanzitutto. E’ inevitabile che una società senza figli, che ha smesso di farli, si senta depressa nella crisi, e senza forze. Il gesto assoluto, errante, fatale dell’uomo di Nuoro ci ricorda che è per i figli che si costruisce (e si può morire). Che è di fronte a loro che si gioca davvero il nostro destino. Sono i loro occhi giovani, febbrili, con il fuoco vitale dentro che ci stanno giudicando. E il loro giudizio conta infinitamente di più di quello delle agenzie di rating. In quegli occhi non c’è la domanda di più benessere, o di essere economicamente irreprensibili. Ma di speranza, di energia spesa per la gioia. Ci chiedono di stare al mondo – come fu per san Benedetto – con un senso positivo del destino pur in mezzo alle difficoltà e con il gusto di inventare cose nuove. L’uomo di Nuoro ce lo grida con la sua disperazione. Il suo grido non cada. Non ci lasci in pace.

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COMMENTI
01/05/2012 - Solo una compagnia puo' salvarci (paolo paoletti)

Molti mesi fa un amico mi diceva che la cosa che si doveva fare in questo periodo di crisi era fare compagnia agli imprenditori. Mi e' sembrata un frase di circostanza e priva di un fare attivo. Ora capisco concretamente cosa significava questo fare compagnia: e' come dire io sono con te. Infatti l'imprenditore non ha bisogno di sapere cosa fare nei momenti critici, nella sua vita imprenditoriale ne affronta molti altri, ma ha bisogni di sentire una compagnia che gli ricorda il suo valore prima di uomo e quindi di imprenditore, che prima di tutto significa generare un bene per se' e per chi gli sta vicino. Smettiamola di demonizzare l'impresa e gli imprenditori che e' quello che oltre alla crisi accade ora. Mettetevi nei panni di un imprenditore che oltre alle preoccupazioni di continuare la sua impresa si sente attaccato e abbandonato da tutti, soprattutto da quelli che, nei momenti felici, lo osannavano ( sembra la ripetizione di una Storia accaduta tempo fa'). Cosa fare: prima di tutto facciamo compagnia ai nostri amici imprenditori, quindi lottiamo a gran voce contro quelli che vogliono distruggere il desiderio che sta proprio in ogni uomo quel " desiderio di felicita', di verità', di giustizia, di bellezza che accende il motore, per cui l'uomo si mette a care il pane e l'acqua, si mette a cercare il lavoro e la donna, si mette a cercare una poltrona più comoda e un alloggio più decente, si interessa a come mai certi sono trattati in un modo e lui no,..."

 
30/04/2012 - VIvere! (claudia mazzola)

-"In quegli occhi non c’è la domanda di più benessere, o di essere economicamente irreprensibili. Ma di speranza, di energia spesa per la gioia"-. Io non ho figli, ma veramente questo che scrive Rondoni lo vedo negli occhi dei miei nipoti e dei figli dei miei amici. Di più di uno spettacolo e penso "se hanno fiducia loro perchè non dovrei averla io?"