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IL CASO/ La Corte di Strasburgo "smentisce" l'Italia e boccia le adozioni gay

Pubblicazione:giovedì 5 aprile 2012

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La Corte di Strasburgo ha ritenuto che, quindi, non sussisteva alcuna discriminazione fondata sull’orientamento sessuale delle richiedenti, dal momento che in Francia  anche alle coppie eterosessuali  non veniva concessa tale particolare forma di adozione, avente per presupposto, invece, il rapporto di coniugio.

Perché il caso è interessante?

La Corte di Giustizia Europea, nell’ambito dell’interpretazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo e delle Libertà Fondamentali, in tema di discriminazione e rispetto della vita privata e famigliare, ha stabilito che “il divieto di consentire l’adozione ad una coppia dello stesso sesso non è contrario alla Convenzione europea”.

In primis la valutazione che la Corte EDU dà del divieto di fecondazione eterologa per le coppie omosessuali si riferisce alla legislazione francese che stabilisce come requisito essenziale per poter accedere alla fecondazione eterologa il fatto che la coppia sia formata da un uomo e una donna. Tale principio deriva dal fatto che la legislazione francese attribuisce alla fecondazione eterologa il ruolo di cura contro l’infertilità delle coppie (per le coppie omosessuali, invece, l’impossibilità procreativa deriva dalla natura stessa dei soggetti).

La corte pronunciandosi ha ribadito un principio fondamentale, stabilendo che gli Stati membri hanno ampi margini di discrezionalità (c.d. margine di apprezzamento) nel definire i contenuti della vita familiare delle coppie gay e di quelle sposate, e che pertanto non esiste un diritto a che lo status giuridico basato su un accordo di convivenza sia sovrapponibile a quello del matrimonio. Inoltre ha ricordato che gli Stati aderenti alla Convenzione sono liberi di definire cosa sia il matrimonio e, ancor più, mantengono la loro piena autonomia e sovranità nel prevedere che il matrimonio sia il vincolo che unisce solamente coppie eterosessuali. Gli Stati sono altresì liberi di prevedere diritti differenti tra coppie sposate e coppie dello stesso sesso che non possono contrarre matrimonio, senza che ciò comporti discriminazione alcuna né violazione del rispetto della vita privata.


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