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LA STORIA/ Il segreto di Marco Gallo, una vita che continua anche dopo la morte

Marco insieme alle sue sorelle (foto famiglia Gallo) Marco insieme alle sue sorelle (foto famiglia Gallo)

Una volta Marco, a 16 anni, aveva scritto: "Il desiderio (…) non pensai mai di dirlo, ma il desiderio in sé è inutile. Avevo grande desiderio di felicità eppure passavo le giornate con lui accanto. Non è lui il protagonistanon la sua sola presenza causerà un’esistenza piena. Perché non la sera, né il mattino deciderò come adempirlo. Non saranno i programmi mattutini, né  la “riorganizzazione serale”. Entrambi servono, ma  a niente da soli. È  nell’istante in cui esso è suscitato, nell’istante in cui la sua presenza introduttiva si fa avanti, allora noi dobbiamo seguirlo con la nostra libertà: dobbiamo farlo atto, azione, gesto, talvolta rischio, dobbiamo farlo carne". Una consapevolezza, quella espressa in queste righe, che schianta chi le legge. Poi scriveva: "E allora giungerà una risposta. ma dove cercarla? Come un bambino segue l’aquilone, e come il giorno dopo, vuole rifarlo. Dobbiamo andare nei luoghi, ma soprattutto, dalle persone, che per un solo istante sono state sua risposta. Proprio come un poveretto va a chiedere i soldi: si, è umiliante, ma che altro fare? Suicidarsi o convertirsi? Ovvero Uccidere il desiderio o rivolger nel suo verso la nostra libertà?  Qui si tratta di moralità, ragazzi, si tratta di una posizione corretta, ma che attraversa la consapevolezza che merita di essere fatto, insomma si tratta di una naturale e propensa tensione verso qualcosa di bello. Non è moralismo, è qui voglio chiarirlo: il moralismo cristiano è ritenere che la grazia viene dopo un’adeguata preparazione morale, ma non è così, perché l’uomo è fallace, è la grazia che da la forza: - e quindi, cosa si spera di ottenere? “io sono amato, amici, e QUINDI faccio tutto.”Forse questo, essere amati.. e in tutte le circostanze tendere a una risposta.. forse si.. “in tutto”. 

In un'altra occasione, pensando alla canzone di Claudio Chieffo Io non sono degno, aveva commentato: "MI sono commosso perché Claudio Chieffo ha comunicato in una canzone che cosa è la vita. Io non faccio altro che distrarmi, non fare i miei doveri, sputare sulla vita non gustandomela, bestemmiare la vita facendomi complessi perdendo tempo. Non lo dico con piacere, ma con forte dolore: io non valgo nulla. Ma il motivo per cui la mia vita ha senso è perché ci sei te, l'ho capito. Noi non ti meritiamo, non meritiamo una goccia del sangue di te E invece TU ci sei, e mi ridesti ogni attimo, senza che io me ne accorga, tu mi dai bellezza, le persone, le risposte, tu mi abbracci e ti dico grazie, un grazie inconsapevole del tuo infinito amore, del valore che mi dai (…). La commozione è consapevolezza del nostro nulla e in contemporanea della tua risposta, perché senza risposta sarebbe solo Dolore".

 

La storia di Marco è la storia piena di fatti, segni, coincidenze che non sono coincidenze, sono accadimenti che se messi insieme danno la mappa di un puzzle che messo faticosamente insieme dà un percorso. Una volta era partito in motocicletta dalla Liguria, terra dei suoi genitori, in motocicletta per arrivare a casa a Monza. Si era studiato tutto il percorso sulle cartine, senza passare dall'autostrada ovviamente perché era minorenne, poi da qualche parte, forse vicino a Brescia, si era perso e aveva chiamato il padre perché venisse a recuperarlo. Con entusiasmo e giovanile baldanza si era buttato in quella e cento altre avventure, alla ricerca della strada di casa, anzi della Casa. Con stupore di tutti, una decina di giorni dopo la sua morte, è addirittura il Cardinale di Milano Angelo Scola a ricordare Marco: lo fa citando una sua lettera mentre tiene la meditazione in Duomo sull'esperienza dell'amore al termine del ciclo di esercizi Spirituali d'Avvento. Il Mistero della esistenza umana. La Resurrezione che si manifesta. E' la storia di un dolore che può essere accolto, questa. Come dice ancora Paola, "Io capisco sempre meno, capisco che la misura del Mistero non è la mia e mi chiede tutto, e mi continuerà a chiedere tutto; percepisco però che questo Mistero mi abbraccia e in questo abbraccio io non sono persa, io posso viverci". Non cercate tra i morti colui che è vivo. Marco è più vivo che mai.


(Paolo Vites) 

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