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LA STORIA/ Il segreto di Marco Gallo, una vita che continua anche dopo la morte

Pubblicazione:sabato 7 aprile 2012

Marco insieme alle sue sorelle (foto famiglia Gallo) Marco insieme alle sue sorelle (foto famiglia Gallo)

Strada provinciale, che da Monza collega l'Alta Brianza. Una mattina piovosa come tante, a inizio novembre. Marco, uno studente di 17 anni, si sta recando con la sua moto a scuola, a Carate. Nei pressi di un semaforo si trova davanti un'automobile che sta uscendo, dalla destra, dal parcheggio di un negozio di arredamenti. Il ragazzo cerca di frenare, forse colpa dell'asfalto bagnato, non ce la fa e lo schianto è inevitabile. L'impatto è mortale, Marco non sopravvive. "Il corpo di Marco" dice Paola, la mamma "che era una potenza di vita, è stato così spezzato per un urto: non aveva un graffio, non un’escoriazione, neppure il suo zainetto o il suo casco, non una goccia di sangue versato, ma il suo collo invisibilmente spezzato". Invisibilmente. E' la parola chiave di una vicenda straordinaria, pur nel dolore immenso che essa contiene. "Come si dice madre senza figlio? Padre privato del figlio?... è indicibile" dice ancora Paola.

Indicibile è la seconda parola chiave di questa storia. Sì, è indicibile definire due genitori che perdono un figlio. Eppure nella morte di un ragazzo di soli 17 anni, nel pieno del vigore fisico e dell'entusiasmo per la vita, la vita rinasce, in modo "invisibile" e "indicibile". Chi scrive queste righe non ha mai conosciuto Marco Gallo di persona, conosce solo i suoi genitori. Ma dalla sua morte, è come se lo conoscessi da sempre. Sta accadendo così per molte altre persone. I suoi scritti, i suoi pensieri, alcuni dei quali letti solo grazie al padre e alla madre, custoditi come è giusto in questi casi gelosamente, spalancano a una amicizia che va al di là della vita e della morte, perché le contiene. Marco comunica, sta comunicando oggi più che mai a tutti quelli che si imbattono in lui. Accade così che è possibile diventare amici di qualcuno che in vita non si è mai conosciuto. D'altro canto è anche quello che aveva scritto lo stesso Marco in una sua bellissima lettera: era andato alla beatificazione di Giovanni Paolo II senza averlo ovviamente mai incontrato di persona. Da quel giorno invece "
è come se fosse nato in me un prepotente desiderio di conoscerlo (…) È come se, finalmente, qualcuno mi abbia capito. Una comprensione che va oltre quella degli amici e delle persone che ho incontrato. Come se tutto il segreto della vita fosse racchiuso qui, in queste parole (spalancate le porte a Cristo)". 

 

Ci sono segni evidenti, ci sono cose che accadono: "Stanno succedendo cose dell'altro mondo; perlomeno molto strane se uno proprio vuole continuare a pensare solo alle casualità" dice la madre. Pensando alla storia di Marco queste appaiono evidenti in un modo che sembra anche inquietante, tanto spacca le barriere della realtà come siamo abituati a considerarla. E' davvero la resurrezione, ma una Resurrezione cominciata ancora prima della morte stessa. La sera prima di morire, Marco aveva scritto a penna sul muro della sua camera da letto. Era rimasto colpito, segnato, dalla morte avvenuta la notte prima di Giovanni, studente universitario, amico di un suo carissimo amico, anche lui in un incidente di motocicletta. Marco aveva scritto: "Perché cercate tra i morto colui che è vivo?". Quella scritta è ancora lì, nella camera di Marco, a casa sua. Dice tutto. In modo invisibile e indicibile. In modo inaudito, per la nostra superficialità quotidiana di uomini e donne smarriti nella dimenticanza, privati del senso del Mistero. C'è di più, molto di più, invece. C'è il Mistero che accade. Pochi lo sanno percepire. Marco era sicuramente uno di questi privilegiati.

 

A rileggere oggi infatti alcuni scritti che Marco ha lasciato vengono i brividi. Difficilmente un uomo maturo potrebbe avere la stessa coscienza di fede che aveva questo ragazzo di 17 anni. Una coscienza della fede che nasceva da un desiderio irresistibile e implacabile di capire il significato del destino. Certo, Marco era cresciuto in una bella famiglia che aveva allevato e custodito questo desiderio. In una bella scuola circondato di ragazzi e professori che sostenevano questo desiderio. Ma Marco viaggiava molto più avanti di tutti gli altri, e forse per questo la sua corsa è finita - apparentemente - quella mattina di novembre sulla strada bagnata di pioggia. Il suo viaggio si era compiuto quando aveva scritto quella frase sul muro della cameretta; perché cercate tra i morti colui che è vivo?


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