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IL CASO/ Il giudice: garanzie e certezza della pena, c’è un paradosso da eliminare

Pubblicazione:martedì 1 maggio 2012

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Si. Ma all’interno di una riforma più ampia. E partendo da una premessa: spesso, a causa della sopraggiunta prescrizione, delle modifiche processuali, dei tempi o delle difficoltà del processo, l’unica pena scontata dalla persona è quella della fase preventiva.

Lei, quindi, cosa suggerisce?

Di eliminare, ad esempio, tutte le garanzie dilatorie, quali quelle in materia di notifica, o l’udienza filtro, di per sé di scarsa utilità; e di rafforzare, al contempo, quelle della custodia cautelare in carcere. Del resto i cittadini non capiscono come sia possibile destinare con facilità un imputato alla carcerazione preventiva mentre nel nostro ordinamento, che prevede tre gradi di giudizio, si parla da anni di inefficacia della certezza della pena.

Sul fronte delle maggiori garanzie per gli imputati che rischiano la custodia cautelare, concretamente, cosa propone?

Di eliminare il Tribunale del Riesame, monocratico, e introdurre un tribunale collegiale; e, onde evitare problemi di incompatibilità, di organizzarlo a livello distrettuale. Per inciso: rispetto a chi obietta che, in tal caso, la giustizia non disporrebbe dei mezzi per far transitare le carte da un tribunale all’altro, rispondo: non si possono limitare le garanzie dei cittadini perché lo Stato non ha saputo conferire un’organizzazione adeguata né le risorse necessarie. Occorrono, infine, modelli organizzativi che, attraverso procedure automatiche e trasparenti, evitino di dare anche solo l’impressione all’opinione pubblica di gip scelti dai Pm.

(Paolo Nessi)



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