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Cronaca

BERNARDO PROVENZANO/ Il boss tenta il suicidio in carcere. Il Dap: solo una messinscena

Il boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano, 79 anni, ha tentato di togliersi la vita mercoledì scorso nel carcere di Parma, infilando la testa in un sacchetto di plastica. I dettagli

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Il boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano, 79 anni, ha tentato di togliersi la vita mercoledì scorso nel carcere di Parma, infilando la testa in un sacchetto di plastica. A salvarlo un poliziotto penitenziario del Gom (Gruppo Operativo Mobile) che, durante uno dei controlli, si è accorto che qualcosa non andava ed è subito intervenuto per evitare il peggio. Sono però ancora molti i dubbi legati al tentato suicidio di Provenzano, detto “Binnu u tratturi” (Bernardo il trattore, per la ferocia con cui calpestava le sue vittime) e Zù Binu, e secondo fonti del Dap (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ) potrebbe essere stato solamente un bluff, una messinscena per far credere, nonostante recenti perizie abbiano dimostrato la sua capacità di intendere e di volere, che sia pazzo. Secondo Donato Capece, Segretario generale del Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, si tratta solamente di «un maldestro tentativo di simulazione di suicidio probabilmente per evitare di essere sottoposto ad una visita psichiatrica già programmata. Non a caso, le modalità del presunto tentativo sarebbero avvenute quasi in presenza del preposto di Polizia penitenziaria addetto alla sorveglianza del detenuto, poliziotto che comunque è stato bravissimo ad intervenire nell'immediatezza per scongiurare che anche il maldestro tentativo potesse in realtà avere gravi conseguenze». Bernardo Provenzano è detenuto nel carcere di parma da circa un anno, dopo essere stato trasferito da Novara per problemi di salute. Il boss di Cosa Nostra è infatti molto malato, in passato ha avuto un cancro alla prostata e un’ischemia, e sembra che stia mostrando i sintomi del morbo di Parkinson. Era stato il figlio Angelo, nel corso della trasmissione Servizio Pubblico, a chiedere che il padre venisse curato: «Prima di tutto è un detenuto. È vero che sta pagando meritatamente o immeritatamente, ma rimane sempre un cittadino italiano: sarà stato capo di Cosa Nostra ma stiamo parlando di un essere umano», aveva detto.