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IL CASO/ Il sociologo: vi spiego perché Beppe Grillo non è un Berlusconi 2.0

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Beppe Grillo  Beppe Grillo

Io penso che di fronte al termine marketing – “virale” o no indica sempre una strategia di vendita – gli esponenti del movimento protesterebbero vivacemente. Al di là delle parole vorrei dire che Internet, la rete, rappresenta uno straordinario mezzo per tutte le forme di comunicazione basate sul passaparola e sulla comunicazione orizzontale. Quindi uno strumento molto potente in termini di mobilitazione e coinvolgimento. Teniamo anche conto che gli aderenti al movimento sono persone mediamente istruite e socializzate ai nuovi media, di cui conoscono e sanno valorizzare il potenziale comunicativo.

 

Fino a che punto quindi il web è stato decisivo nel determinare il risultato elettorale?

 

Le ricerche sulla comunicazione politica in America hanno mostrato fin dagli anni Quaranta e che non si dovrebbe mai dimenticare: nell’impegno e nella decisione politica ciò che conta in prima battuta sono i rapporti interpersonali, i rapporti di gruppo primario, non la persuasione di messaggi che provengono dai media. Si può dire che la rete costituisce per certi aspetti una nuova modalità di potenziamento e attualizzazione di quel principio fondamentale per cui le nostre “fedeltà” vanno innanzitutto al gruppo primario delle persone con cui siamo normalmente in relazione e che in questo modo, attraverso la rete, può allargarsi e potenziarsi.

 

Può esserci un parallelismo tra Berlusconi, personaggio televisivo, e Grillo personaggio di Internet?

 

Non sarei così sicuro nel definire Berlusconi “personaggio televisivo” e Grillo “personaggio di Internet”, a meno che con questo termine non si intenda che ognuno è l’interprete di una certa fase dell’evoluzione dei media nel nostro paese. Le televisioni di Berlusconi, proponendo certi modelli personali e di valore, hanno influenzato un certo clima culturale del nostro paese ed anche la politica molto più di quanto abbia fatto la personale abilità dell’imprenditore lombardo, creando un consenso politico intorno a lui. Va anche detto che Berlusconi, pur con tutti i suoi consulenti, non è stato esente da errori comunicativi anche in relazione ai diversi contesti in cui comunicava.

 

Qual è invece la fase di cui Grillo si è fatto interprete?


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COMMENTI
12/05/2012 - Caso Beppe Grillo (stefano cereda)

Credo che il prof. Gili abbia saputo, attraverso una lucida, chiara e completa analisi del personaggio Grillo e della sua strategia comunicativa, indicarci quanto questi sia differente dall'uomo, dal politico e dal comunicatore Silvio Berlusconi