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RACCONTO/ Quell'ultimo giorno prima di morire trascorso a pensare

Pubblicazione:domenica 13 maggio 2012 - Ultimo aggiornamento:lunedì 14 maggio 2012, 20.29

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

Certo, lui invece non ha avuto più niente da allora. Ma potrebbe essere già morto, diciamo di malattia verso i 50; oppure ancora più giovane, un incidente stradale per esempio; o potrebbe avere avuto una vita infelice, scoprire il tradimento di una moglie, l’ingratitudine dei figli. So che sono scappatoie per la mia coscienza, ma i pensieri che vengono in una cella sono molti, non sempre si possono governare e tanto tempo sono stato sdraiato sulla cuccetta con gli occhi fissi al soffitto. Quindi come dicevo ora sono molto più calmo; cammino lentamente, mangio lentamente, leggo con gli occhiali. L’unico momento di vero dolore lo provo quando di notte dal letto sento l’Amtrak Texas Eagle che corre sui binari; è tutto quello che non ho, il maledetto treno e la sua corsa, almeno sapessi se verso est o sud, con il suo fischio cattivo che mi riattiva nel cervello tutti i desideri e le paure come scintille in un circuito morto. So bene che, dopo, i media si scateneranno a passare in rassegna i miei ultimi momenti, renderanno pubblico il mio ultimo pasto: niente bistecche al sangue e dolce, ho già deciso che sceglierò il menù Kentucky Fried Chicken, sono sempre stato un tipo normale.

 

(Paola Caronni)



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