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TERRORISMO/ Esposito (Copasir): la violenza "fai da te" può colpire chiunque in 48 ore

GIUSEPPE ESPOSITO (Copasir) spiega chi sono, cosa vogliono e come agiscono i terroristi che, in questi giorni, sembrano volere riprecipitare l’Italia nel suo periodo più buio

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Siamo, ormai, ben oltre i livelli di guardia. La rabbia dei più vili si è incanalata nelle forme della violenza. E il terrorismo ha colpito nuovamente. Dopo l’attentato al dirigente di Ansaldo Nuclerare, Roberto Adinolfi, nella mattinata di ieri sono state lanciate due bottiglie molotov contro la sede livornese di Equitalia. La situazione è, oggettivamente, preoccupante. Al punto che il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, si è sentito in dovere di lanciare l’allarme. Spiegando che il rischio di escalation di violenze, effettivamente, c’è. Parla Giuseppe Eposito, vicepresidente del Copasir.

Che aria stiamo respirando?

L’allarme, effettivamente, è alto. Da un lato lo scollamento sociale alimenta le sacche di violenza; dall’altro, da ormai diversi anni, si sta configurando una nuova forma di eversione. Se negli anni 70 si trattava di associazioni strutturate militarmente, oggi siamo di fronte a un terrorismo più individualista e “fai da te”, ove poche persone con scarsa organizzazione e poche armi riescono a compiere atti dimostratavi colpendo nella massa.

Cosa intende?

Sono cambiate le modalità di azione e gli obiettivi. Non è stata posta la debita attenzione sul fatto che Adinolfi rappresentava l’“anello più debole” di Finmeccanica. Non era, infatti, sotto scorta, non è mai stato attenzionato, non c’era, insomma, alcun segnale nei suoi confronti tale da far presumere che potesse essere a rischio. E’ plausibile che chi ha compiuto l’attentato abbia voluto produrre un fenomeno mediaticamente eclatante e incidere più sul fronte della comunicazione che su quello effettivo.

In pratica, non si è mirato agli “obiettivi” più in vista del gruppo.

Esatto. Negli anni 70 si sarebbe cercato, probabilmente, di colpire direttamente l’amministratore delegato di Fimeccanica, per colpire il cuore della struttura e la sua operatività.

In questi giorni sono stati rinvenuti anche volantini e scritte targati Brigate Rosse e Lotta continua.

L’intelligence e la magistratura ritengono che l’evoluzione del terrorismo stia avvenendo, in particolar modo, all’interno della Federazione anarchica informale (Fai), l’associazione che ha rivendicato l’attentato ad Adinolfi; le altre sigle stanno emergendo per porre il proprio timbro sul momento di crisi. Tuttavia, stanno al Fai come i Gap, i Nap o Soccorso Rosso stavano alle Brigate Rosse. Si tratta, in sostanza, di fiancheggiatori.

Chi c’è dietro ai Fai?