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NUOVO TERRORISMO/ Schimperna: quelli che sparano non sono veri anarchici

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Gente che spara alle spalle di persone: io non me la sento di definirli “compagni che sbagliano”, e nemmeno di giudicare quanto siano o non siano anarchici. Perché nessuno può avocarsi l’esclusiva del marchio di “anarchia”. Ma è molto fuorviante il fatto che abbiano usato la storica sigla Fai, Federazione anarchica italiana, per azioni da cui la Fai è distantissima, per metodo e anche fini. 

Perché?

Non c'è scritto da nessuna parte che gli anarchici usino la violenza come metodo di lotta. Anzi, tutto quello che è stato costruito in questi ultimi anni, e parlo della maggioranza degli anarchici perché tutto quello che si decide in assemblea si decide all'unanimità, è una linea precisa e opposta a quella della violenza.

In altri termini?

La linea che sta passando ormai da anni è la linea di una critica radicale e di un’azione non violenta; attenzione, non immobilismo ma esattamente il contrario, però nulla che attenti all’integrità fisica delle persone, degli animali, insomma, degli esseri viventi. L’anarchia oggi è sempre più ecologista, ambientalista, animalista, antispecista. E’ una linea intelligente, pensata proprio alla luce di fatti come quelli recenti: cosa vogliamo fare, tornare agli attentati ottocenteschi alle singole persone? Sono mutate le condizioni, e il singolo non è più “il tiranno” a cui si poteva far risalire la responsabilità di affamare un popolo. Oggi il lavoro degli anarchici, che possiamo chiamare anche libertari proprio per ricomprendere invece di escludere chiunque abbia come faro la libertà - di giudizio, parallelamente alla libertà politica -, è veramente faticoso, si esprime giorno dopo giorno, ma è bello, entusiasmante. Non vedo nulla di assimilabile in alcun’altra linea di pensiero.

Può fare degli esempi?

Penso al digiuno a staffetta che si è fatto recentemente a Torino, per la situazione Tav, dove non è stata mostrata appositamente nessuna bandiera neppure degli appartenenti al movimento No Tav. Questo perché quello che si chiedeva era un tavolo di discussione con tutte le rappresentanze di una e dell'altra parte. Penso alla polemica che c'è stata sull'invito nelle scuole dei rappresentanti pro Tav, che qualcuno non voleva ammettere perché a favore della Tav. Noi abbiamo detto no, devono esprimersi anche loro e spiegare il loro atteggiamento in proposito. 

Una precisa presa di posizione, la vostra, di apertura al dialogo.



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