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NUOVO TERRORISMO/ Schimperna: quelli che sparano non sono veri anarchici

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«Gente che spara di spalle alle persone: io non mi sento di definirli come si faceva negli anni 70 “compagni che sbagliano”, e nemmeno di dire “non sono anarchici”». Susanna Schimperna, volto noto della televisione, giornalista, scrittrice, sostenitrice convinta del pensiero anarchico, vuol chiarire la differenza tra il pensiero anarchico e quanti oggi pur firmandosi come anarchici hanno scelto la strada della violenza e del terrorismo. «Il movimento anarchico, e anche La Fai - Federazione anarchica italiana -, che ha lo stesso acronimo con cui è stato firmato l’attentato contro il dirigente Ansaldo Roberto Adinolfi (in questo caso, però, la sigla sta per Federazione anarchica informale) sono arrabbiati» dice Susanna Schimperna a IlSussidiario.net. «Arrabbiati perché non c'è scritto da nessuna parte che gli anarchici usino la violenza come metodo di lotta, anzi tutto il lavoro fatto in questi anni è stato proprio quello di abbracciare la linea della non violenza». Qualche tempo fa, quando si verificarono i primi attentati per mezzo di buste esplosive nei confronti di filiali dell'Agenzia delle entrate, Susanna Schimperna scrisse un articolo che diceva molto chiaramente quale fosse invece la posizione degli anarchici italiani: «Un altro aspetto rilevante è la massima attenzione per quelli che Bakunin chiamava “i dimenticati”. Sono le persone che questo sistema giudica improduttive, dunque inutili. Da rinchiudere, spesso: ospizi, manicomi, ospedali, carceri, la stessa strada che diventa, per i dimenticati, una prigione con le sue regole e i suoi divieti, le possibili violenze, il disprezzo. La posizione non è di compassione e basta (ma basterebbe questa, che dello spirito anarchico rappresenta il fondamento), ma di tranquilla accettazione dell’inadeguatezza, della manchevolezza, dell’incompiutezza. Inadeguati a cosa? A questa società».

Il caso dell'attentato al dirigente dell'Ansaldo ha riportato in azione uno spettro che sembrava dimenticato, quello del terrorismo. Un'azione firmata da cosiddetti "anarchici informali".

Oggi non è facile, anzi è molto faticoso ridefinire e accettare di ricomprendere questa grande cosa che è l'anarchia. Quanto accade oggi con episodi di violenza che appaiono firmati da autodefinitisi anarchici, aumenta solo la confusione generale. 

Lei non li definisce dunque come anarchici?



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