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NUOVO TERRORISMO/ Schimperna: quelli che sparano non sono veri anarchici

Pubblicazione:lunedì 14 maggio 2012 - Ultimo aggiornamento:lunedì 14 maggio 2012, 11.58

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Potrebbe avere un senso, in Grecia c'è una situazione assai particolare, poco tempo fa la polizia ha ucciso un ragazzino di 15 anni. Qualcuno che decide che valga la pena di fare occhio per occhio ci sarà pure.

Cosa ne pensa di chi dice che stiamo tornando agli anni di piombo, al terrorismo anni 70?

Mi fa un po' sorridere chi dice così. I corsi e i ricorsi storici ci sono perché di fatto l'uomo non cambia, l’unica grande evoluzione è stata la corteccia cerebrale, ma è rimasta poi identica per millenni. Le dinamiche di gruppo, le dinamiche psicologiche dell'uomo sono poi sempre le stesse, dunque mi chiedo corsi e ricorsi di che, di quale terrorismo? E' una grande sciocchezza dire che stiamo tornando agli anni 70: le Brigate Rosse avevano in mente un progetto preciso, con una struttura ideologica precisa. Senza contare che su quel periodo storico manca ancora oggi una parola chiara, pensiamo solo all'uccisione di Aldo Moro. Ricordiamoci anche che negli anni 70 non c'erano i suicidi del lavoro, c'erano le persone che perdevano il lavoro ma senza il paradosso di un contagio senza contagio, come possiamo definire la catena di suicidi di persone che si stanno uccidendo.  

A proposito di suicidi: ha impressionato lo scambio di accuse tra Monti e Berlusconi su chi sia moralmente colpevole di questi suicidi. E' possibile secondo lei dire che questi suicidi accadano anche perché l'uomo di oggi è un po' solo, nella nostra società?

Non un po'. Siamo davanti a una totale solitudine dell'uomo in questa società. Peggio ancora: all’isolamento. Per questo ho parlato di contagio senza contagio, rispetto ai suicidi. E’ come un’onda spaventosa che cresce, eppure ogni goccia di quell’onda sembra agire senza collegamento con le altre, perché ci si uccide soprattutto perché si sperimenta l’isolamento. Oggi la persona che non risponde a certi cliché imposti è un fallito. Una volta se eri povero non eri automaticamente considerato un fallito, eri povero e avevi un ruolo nella società anche da povero. C'era una coscienza di sé che non ti faceva sentire un perdente (termine non a caso abusatissimo di questi tempi, in opposizione all’altrettanto orrido “vincente”) o un miserabile, e c'era soprattutto la speranza di non essere più povero un giorno. Oggi invece una volta che sei fuori da questo ingranaggio non riesci più a immaginare di poterci rientrare: ecco cosa spinge le persone a suicidarsi. 

Cosa ha portato a questa solitudine secondo lei? 


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