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FAMIGLIA/ C'è un piano dell'Ue per far passare le nozze gay in Italia

Pubblicazione:venerdì 18 maggio 2012

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E’ singolare, in un’epoca come la nostra, in cui ormai è patrimonio comune dei giuristi la coscienza della crisi della stessa idea di codificazione e anche nei paesi di civil law si fa sempre più largo il c.d. “diritto di creazione giurisprudenziale”, assistere all’emergere di progetti di elaborazione di un “codice unico” europeo. Eppure, la varietà dei principi e delle norme contenute nei singoli ordinamenti delle 27 nazioni aderenti all’Unione Europea sarebbe tale da scoraggiare anche il più paziente tessitore di trame giuridiche, pur imbevuto di speranze illuministiche.

 

Inoltre, anche accedendo all’ipotesi incredibile del buon esito dell’intervento legislativo, gli stessi promotori del convegno, limitandosi al nostro paese, asseriscono di riscontrare 165 applicazioni diverse del diritto di famiglia italiano, tante quante sono le sedi dei nostri Tribunali. E’ facile immaginarsi quindi a che esiti applicativi condurrebbe l’interpretazione di un diritto uniforme europeo affidata a tanti giudici così diversi per formazione e tradizione culturale, quali ad es. i paesi di common law. Perché dunque aprire ora un dibattito sulla codificazione unica europea proprio in materia di famiglia?

 

E’ sicuramente noto agli avvocati matrimonialisti che nell’Unione europea ogni modifica relativa al diritto di famiglia deve essere adottata dall’unanimità degli Stati contraenti, essendo sufficiente l’opposizione di anche uno solo dei Parlamenti nazionali per bloccare l’iter legislativo in corso. I giuristi matrimonialisti inoltre sicuramente conoscono sia l’articolo 12 CEDU sia l’articolo 9 della Carta di Nizza, secondo i quali il diritto di sposarsi e di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio.

 

E’ senza dubbio nota anche l’interpretazione che la Corte EDU (v. Schalk e Kopf vs Austria, Gas e Dubois vs Francia, tra i casi più recenti) dà dei sopra citati articoli, rimettendo, in una variegata e composita realtà, quale quella degli Stati dell’Unione europea, al più competente organo parlamentare di ogni Stato le scelte opzionali e valoriali di fondo più confacenti alla sensibilità del proprio popolo in ordine al matrimonio e alla famiglia.


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