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IL CASO/ Troppo "vecchi" al potere, e i nostri Steve Jobs vanno all’estero...

Pubblicazione:sabato 19 maggio 2012

Studenti al Politecnico di Torino (InfoPhoto) Studenti al Politecnico di Torino (InfoPhoto)

Parole dure, che sembrano negare una benché minima speranza. Ma parole che fanno pensare e che io vorrei interpretare non in termini ultimativi, ma come la denuncia di un rischio mortale: l’inedia (spirituale, intellettuale, esistenziale), l’indifferenza, la mediocrità come valore dominante nella politica, nella vita relazionale, nel mondo economico, nella ricerca dei valori chiave della vita.

I giovani italiani sono oggi penalizzati da una società bloccata. Piegata su se stessa. Incapace di valorizzare tutto il proprio capitale umano. Incapace di riconoscere il merito e premiare i molti talenti.

Ai nostri giovani migliori possiamo offrire solo la fuga verso altri Paesi? Verso, cioè, realtà capaci di non fermarsi all’anagrafe, a considerare l’anzianità di servizio come unico valore nel lavoro? Vorrei solo richiamare, invece, la comune responsabilità. Al di là di destra e sinistra, di questo o quel politico, del gioco della reciproca demonizzazione. Una responsabilità che domanda impegno personale, anzitutto, per uno stile di vita essenziale e centrato sul merito, disposto all’auto-aiuto solidale, ma senza scorciatoie assistenzialiste.

Ma la nostra responsabilità ci dice anche qualcos’altro: se i giovani ne hanno l’opportunità, ben venga lo studio od un periodo di lavoro all’estero. Per allargare lo spettro, ma anche per un ritorno  di qualità nella nostra Italia, dopo qualche tempo. L’acqua fresca non fa mai male, perché costringe gli stagni delle varie caste a ripulirsi dal fetore comportamentale prodotto dalle abitudini consolidate.

Quale futuro, in fondo, noi siamo in grado di consegnare ai nostri figli, ai giovani d’oggi? Reali pari opportunità, o frammenti, meglio, briciole di libertà-responsabilità?

 



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