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LETTERA CARRON/ Violante: un richiamo che deve far riflettere tutti, anche noi politici

Luciano Violante (Infophoto) Luciano Violante (Infophoto)

In questi casi il politico non considera né il possibile raggiro che si nasconde dietro gli onori e i favori, né che gli uni e gli altri sono rivolti al potere che esercita e non alla sua persona. Sempre più spesso le cronache ci informano delle trasformazioni strutturali dei processi corruttivi. È frequente il coinvolgimento di chi esercita un potere politico in giri di amicizie che inizialmente appaiono del tutto disinteressate e preoccupate solo del suo benessere e della sua tranquillità. In questo clima il politico si convince di versare in una situazione di invulnerabilità e comincia a commettere gli abusi più gravi. Arriva infatti il momento in cui scatta la richiesta impropria.

A quel punto, il politico che ha goduto per un tempo a volte non breve di vantaggi e benefici deve rispondere e la risposta non può che essere positiva per la pregressa dimestichezza con i richiedenti e con i loro favori. Questa tripartizione non attiene ai livelli di responsabilità giuridica, ma riguarda il livello di attenzione del politico prudente nel capire che deve costantemente separare la sua persona dalla funzione e rifiutare ciò che il privato impropriamente dà a lui soltanto in vista del potere che esercita.
Uno dei fattori positivi dell'educazione politica comunista italiana era costituita dal continuo ammonimento che il potere ricoperto era un riconoscimento che il partito ti dava e che andava pertanto esercitato con umiltà e spirito di servizio. C'era certamente l'idolatria del partito, ma c'era anche un grande sforzo di educazione al bene comune. Don Carron si pone il problema delle responsabilità che ha una comunità religiosa.

Io penso, e spero di non essere tacciato di integralismo, che anche il partito è politicamente responsabile se non interviene quando un suo esponente abusa del potere politico. Il silenzio del partito diventa complicità, o addirittura incoraggiamento. Non porsi sul versante laico le domande che quel religioso si pone su un altro piano è un grave errore perché riflette un'idea del partito politico come comunità accidentale, una sorta di ipermercato in cui si entra, si prende, si negozia, si sottrae con l'astuzia e, se va bene, si conclude qualche buon affare.

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