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ATTENTATO BRINDISI/ L'inviato: la mafia non c'entra, colpa di un Breivik italiano

«Un uomo in guerra con il mondo». È questa l’immagine usata dal procuratore di Brindisi per descrivere l'autore del folle gesto che ieri ha ucciso Melissa. Da Brindisi, STEFANO ZURLO 

Immagine d'archivio (Infophoto) Immagine d'archivio (Infophoto)

«Un uomo in guerra con il mondo». È questa l’immagine usata dal procuratore di Brindisi Marco Dinapoli per definire il responsabile del folle attentato che ieri ha stroncato la vita di Melissa Bassi, la ragazza di 16 anni che, come ogni mattina, stava per entrare nella scuola Morvillo Falcone di Brindisi.
Un bianco, sui 55 anni, vestito con una giacca scura, pantaloni chiari e scarpe da tennis. Questo l’identikit fornito dalle telecamere di un chiosco nelle vicinanze che hanno ripreso un individuo sospetto, mentre azionava il telecomando e si allontanava dall’inferno che aveva appena scatenato.
«L’aver trovato queste immagini è stata senza alcun dubbio la prima vera svolta delle indagini – racconta a IlSussidiario.net l’inviato del quotidiano Il Giornale, Stefano Zurlo –. Un colpo di fortuna, nella notte, che gli investigatori si sono meritati, ma anche il segno di una certa grossolanità da parte di questo criminale.
Non a caso l’aria che si respira oggi davanti all’istituto di Melissa è molto diversa. C’è grande attesa e si percepisce nell’aria la speranza di una rapida evoluzione del caso».

Come stanno procedendo le indagini?

Lo schieramento di forze da parte dello Stato è notevole, com’è giusto che sia. Le persone che abitano nella zona, in questo quartiere di case popolari, vengono sentite a ritmo frenetico.
C’è chi dice di aver visto presenze strane in questi giorni (un problema aperto per gli inquirenti, che stanno cercando di capire se ci sono stati dei complici), altri invece hanno notato una sola persona che armeggiava con il cassonetto, che infatti non era mai stato nella posizione in cui è esploso, ma avrebbe dovuto rimanere distante dall’ingresso della scuola.
Sembrano comunque cadere le piste più inquietanti che avevano iniziato a circolare a caldo.

A cosa si riferisce?

Con tutta la prudenza del caso, l’ipotesi mafiosa, paramafiosa, o di un terrorismo internazionale raffinato, inedito e terribile, in questo momento viene ampiamente superata dalla pista dell’uomo isolato, folle, anche se abbastanza lucido per portare a termine il suo piano.
Un personaggio della zona che probabilmente ha avuto un legame di qualche tipo con la scuola stessa. Una sorta di Breivik italiano di cui bisognerà conoscere le motivazioni.
Sta di fatto che ha realizzato un attentato inedito nella storia europea del Dopoguerra. È la prima volta infatti che viene posizionato un ordigno di questo tipo davanti a una scuola per colpire dei ragazzi innocenti. Non a caso anche il ministro Cancellieri ha parlato subito di “fatto anomalo”.

Il nome e l’impegno contro l’omertà di quella scuola, la ricorrenza ventennale della strage di Capaci, la presenza del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso portavano, almeno inizialmente, da un’altra parte.

È normale che sia andata così, soprattutto a caldo, anche se diversi elementi non tornavano fin da subito. La mafia infatti solitamente colpisce in Sicilia, usa il tritolo, non il Gpl, e soprattutto non commette errori di quel tipo. Perché poi avrebbe dovuto prendere di mira una scuola, raccogliendo lo sdegno della gente e attirando qui tutti i migliori investigatori d’Italia?
Ripeto, a poche ore dall’esplosione era giusto non escludere nulla, nemmeno il terrorismo greco. Se si dovesse però trattare di uno squilibrato, all’interno di una tragedia immane, sarebbe una notizia positiva, che potrebbe anche far sperare in una più rapida soluzione del caso.
C’è anche da dire che sulle due piste si è aperto il solito scontro di potere “all’italiana”, che non ha fatto altro che aumentare la confusione.

Cosa intende dire?