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ATTENTATO BRINDISI/ Se il sacrificio di Melissa ha già sconfitto qualsiasi terrore

Pubblicazione:domenica 20 maggio 2012

Melissa Bassi, 16 anni, ha perso la vita nell'attentato Melissa Bassi, 16 anni, ha perso la vita nell'attentato

Melissa e Veronica, come i loro compagni, sapevano che nel loro paese l’altra settimana c’era stato un attentato, per fortuna fallito, c’erano state retate, volti intravisti o noti portati via con le sirene, sapevano che questo sabato tutta Brindisi avrebbe partecipato a una manifestazione di tanta gente venuta da fuori, per dire no alla mafia, no alla paura. Dio non voglia che l’assassino che ha colpito la loro scuola non avesse di mira proprio loro, che sul loro autobus, su quello successivo, arrivato miracolosamente in ritardo, non cercassero la vendetta su un figlio, un nipote, di qualche pentito. Francesca Morvillo, Giovanni Falcone: non erano ancora nati, i ragazzi di Brindisi, quando i loro nomi sono stati colpiti per sempre nella memoria buona del nostro Paese, e da allora sono simboli e bandiere, per chi crede nella giustizia e nella libertà, nel coraggio di essere testimoni.

Si possono offendere, vituperare i simboli, si possono strappare e incendiare le bandiere. I simboli si portano nella testa e nel cuore, e si cuciono bandiere nuove. I ragazzi di Brindisi sanno che tocca a loro innalzarle, tocca a loro far vincere i buoni. Certo, ci sono in ogni tragedia le sfilze di dichiarazioni, quando mancano le notizie si cercano le opinioni, e ci appaiono tutte un po’ scontate, banali, già scritte. Ogni microfono, ogni telefonata alla radio e alla televisione un “buongiorno…”. Buongiorno onorevole, buongiorno ispettore, buongiorno professore, o reverendo…”. 

Ma quale buongiorno. Ci è voluto lo slancio di sincerità commossa di Nichi Vendola, di solito così guascone, così ridondante, per smozzicare con la zeppola ancora più marcata, “non è un buon giorno”. Piangendo, com’è giusto fare. Piangendo, come i compagni dei feriti, che si chiedono soltanto perché. Perché. Possano questi ragazzi avere adulti forti e teneri con il loro fragile e disperato sbandamento, possano senza sosta, senza tentennamenti dare in fretta una risposta e una pena agli autori di una strage voluta. Perché se questi ragazzi perdono la fiducia, e la speranza del bene comune, se ci disprezzano come deboli e incapaci, come sarà il loro e nostro domani?



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