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ATTENTATO BRINDISI/ Se il sacrificio di Melissa ha già sconfitto qualsiasi terrore

Pubblicazione:domenica 20 maggio 2012

Melissa Bassi, 16 anni, ha perso la vita nell'attentato Melissa Bassi, 16 anni, ha perso la vita nell'attentato

Davanti alla tragedia di Brindisi si è sperato per una manciata di minuti che si trattasse di un terribile, impensabile incidente. A tanto siamo arrivati, a impetrare che lo strazio di tanti ragazzi uccisi e gravemente feriti si possa imputare a un errore fatale, a un’imponderabile calamità. Non ci si capacita ad immaginare una mano d’uomo, che posiziona gli ordigni, aziona il timer, forse un telecomando, pensando ai volti sorridenti che di lì a poco si sarebbero avvicinati ansimanti alla cancellata, appoggiati a quel muretto, per controllare gli ultimi compiti, combinare il pomeriggio, contare le ore di quest’ultimo scampolo di scuola, nell’aria d’estate.

Quella sera poi, avrebbero avuto una sfilata: perché la maggior parte di quegli studenti erano ragazze, ragazze che avrebbero dato corpo, davanti a mamme e fidanzati, alle loro idee di mises e modelli, ai loro sogni, cioè entrare nel mondo sfavillante della moda, calcare una passerella, firmare per un atelier di grido, o più prosaicamente lavorare per una sartoria, magari a Milano, e passeggiare ogni tanto in via della Spiga. Una sfilata di facce attonite e contrite passa mesta davanti al muretto che ha ascoltato tante chiacchiere e assorbito tante speranze, pettegolezzi, amori, vita; spettatori sconvolti tenuti a distanza dalle forze dell’ordine che instancabili misurano, studiano, fanno segni per terra, fotografano, rilevano. Davanti ai brandelli di zaini e indumenti colorati che erano stati scelti con cura, la mattina, perché la prima sfilata, per chiunque abbia 16 anni, è per i compagni e le compagne di classe.

Chissà cosa si aspettava Melissa, da questo sabato in cui normalmente avrebbe preferito andarsene al mare, se non fosse per quell’evento, la sera, e l’eccitazione scacciava il sonno della trasferta in autobus, all’alba, come tutti i giorni. Melissa che tutta nera nera è stata portata via subito, mentre urlavano le sirene, coprendo le grida della sua amica, che coi capelli bruciati piangeva soltanto il suo nome, a chi le dava soccorso. Melissa, dolce come il miele. Forse non ha capito, non ha sofferto troppo, attutito ogni suono e ogni dolore mentre si abbandonava al per sempre, nella corsa folle e inutile all’ospedale.

Ma Veronica, come sta passando le sue ore, i minuti, che tormento, che lampi di orrore nella sua mente, mentre lotta con la morte, e non sa se e come ritroverà il suo viso pulito, la sua pelle fresca di ragazzina che ci sorride dalle pagine facebook. Melissa e Veronica sapevano che c’era la mafia, il diverso nome che ha nella loro terra. Sapevano, perché brave ragazze, e attente, e partecipi a scuola, una scuola d’eccellenza nell’educazione alla legalità, dedicata a due nomi importanti. La scuola che vuol dire tanto, in un sud dove sono le scuole i baluardi residui per chi vuol costruirsi un futuro, e liberarsi dai lacci di una criminalità minacciosa e ricattatoria, che obbliga alla rassegnazione, all’omertà. 


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