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ATTENTATO BRINDISI/ Mantovano: un delitto territoriale, non politico

Ex sottosegretario agli Interni nel quarto governo Berlusconi, Alfredo Mantovano è nato a Lecce, è un pugliese. A lui Gianluigi Da Rold ha chiesto un commento alla vicenda di Brindisi

Il piazzale della scuola (Foto: Infophoto) Il piazzale della scuola (Foto: Infophoto)

Ex sottosegretario al ministero degli Interni nel quarto governo Berlusconi, Alfredo Mantovano è nato a Lecce, è un pugliese. Non è solo un politico di buon fiuto, ma è stato anche un bravo magistrato, uno che conosce quindi bene la realtà della malavita organizzata in Puglia, quella della “Sacra Corona Unita”. Bisogna fare un'attenta lettura dell'attentato di Brindisi, davanti alla scuola “Morvillo Falcone” e Mantovano deve aver dato anche delle indicazioni al ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri.
Oggi il procuratore di Brindisi, Marco Dinapoli, ha fatto una conferenza stampa e ha riassunto i termini della questione a cui si trovano di fronte gli inquirenti: “In termini di probabilità, ma non di certezza, ci è sembrato di poter escludere la matrice mafiosa. Un'analisi condivisa anche dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Potrebbe essere un gesto isolato, ma non escludiamo la matrice politica e non escludiamo che dietro il singolo attentatore materiale possano esserci altre persone”. L'uomo che  avrebbe potuto ucciso la giovanissima Melissa e ferire altre sei ragazze è stato inquadrato da una telecamera vicino alla scuola, ma, da quanto risulta, non si riesce a inquararne bene il volto.
E' evidente che c'è prudenza nell'identificare l'autore di un simile orribile crimine, fatto contro una scuola dal nome “significativo”, ma che soprattutto è frequentata da giovani ragazze, poco più che bambine. Un  delitto che entra nella casistica degli orrori.
Mantovano, lei che idea si è fatta di questo attentato?
Credo che bisogna continuare ad avere un tratto di cautela sulla matrice di questo attentato, di questo orrendo crimine. Credo che anche la dichiarazione del procuratore di Brindisi vada presa in questo senso. Su un foglio bianco, io ci scriverei per metà la motivazione di un gesto isolato criminale, ma sull'altra metà resta la possibilità di una origine mafiosa del delitto.
C'è la dinamica di questo attentato che ha lasciato un po' perplessi e che è ovviamente oggetto di indagini: l'uso di bombole di gas, quando le organizzazioni mafiose hanno  a disposizione esplosivi di ben altro genere e portata, ancora più devastanti.
Guardi può essere una domanda legittima che ci si può porre. Ma questo attentato, anche se fatto con bombole a gas, diventate un ordigno che è stato fatto esplodere con un comando a distanza, ha richiesto, in tutti i casi, una predisposizione, una fase preparativa per l' innesco, una preparazione abbastanza accurata e anche un'osservazione di quello che stava avvenendo. Quindi non è questo fatto che mi sembra determinante nel distinguere la matrice di questo attentato.
Che cosa c'è di altro da valutare?
Credo che si stia prendendo in considerazione anche il luogo da cui venivano queste ragazze, Melissa stessa. Cioè da Mesagne, una zona dove l'attività mafiosa della “Sacra Corona Unita” è stata intensa, dove recentemente ci sono state delle scarcerazioni di vecchi boss. Dove si è fatto anche un buon lavoro. Ecco, bisogna prendere in considerazione questo fatto per capire se non si sia creato un motivo molto forte all'interno di questa organizzazione mafiosa.
Ma l'effetto è stato devastante soprattutto perché si è colpito delle giovani ragazze?