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TERREMOTO EMILIA-ROMAGNA/ Ecco cos'è lo stato d'emergenza chiesto dal governatore della Regione

Ieri sera il presidente della regione Emilia-Romagna Vasco Errani ha avviato le procedure per chiedere lo stato di emergenza nazionale. Vediamo nel dettaglio che tipo di procedura è

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TERREMOTO EMILIA-ROMAGNA: LO STATO DI CRISI CHIESTO DALLE REGIONI, ECCO DI CHE SI TRATTA. Il bilancio delle vittime rimaste coinvolte nel devastante terremoto che ha colpito l’Emilia-Romagna nella notte fra sabato e domenica è salito ancora. Sono sette adesso le persone rimaste uccise nel sisma: quattro operai rimasti schiacciati dal crollo dei capannoni industriali dove stavano lavorando, un’anziana di 103 anni rimasta schiacciata dal crollo della sua abitazione, una cittadina tedesca colta da un malore probabilmente causato dallo spavento e infine un'altra anziana di 83 anni, colta da ictus a seguito della violenta scossa. Sono tremila le persone che hanno dovuto trascorrere la seconda notte fuori dalle proprie abitazioni, mentre ieri sera il presidente della regione Emilia-Romagna Vasco Errani ha avviato le procedure per chiedere lo stato di emergenza nazionale. Lo stato di emergenza è una misura che il governo può adottare in caso di un pericolo imminente che minaccia la nazione, che la maggior parte delle volte è rappresentato da un disastro naturale o disordini civili. E’ l’articolo 4 della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici delle Nazioni Unite del 1966 a regolare lo stato di emergenza a livello del diritto internazionale. Questa prevede infatti che (art. 4.1) «in caso di pericolo pubblico eccezionale, che minacci l'esistenza della nazione e venga proclamato un atto ufficiale, gli Stati parti del presente Patto possono prendere misure le quali deroghino agli obblighi imposti dal presente Patto, nei limiti in cui la situazione strettamente lo esiga, e purché tali misure non siano incompatibili con gli altri obblighi imposti agli Stati medesimi dal diritto internazionale e non comportino una discriminazione fondata unicamente sulla razza, sul colore, sul sesso, sulla lingua, sulla religione o sull'origine sociale[…]». Inoltre (art. 4.3) «ogni Stato parte del presente Patto che si avvalga del diritto di deroga deve informare immediatamente, tramite il Segretario generale delle Nazioni Unite, gli altri Stati parti del presente Patto sia delle disposizioni alle quali ha derogato sia dei motivi che hanno provocato la deroga.