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ATTENTATO BRINDISI/ I messaggi dei compagni di Melissa, "schegge" di un bisogno infinito

Pensieri, ricordi e ultimi saluti strazianti per Melissa Bassi, la ragazza di sedici anni uccisa nell'attentato di sabato scorso a Brindisi. A scriverli sono i compagni di classe ma non solo

Melissa Bassi, 16 anni, ha perso la vita nell'attentato Melissa Bassi, 16 anni, ha perso la vita nell'attentato

Eccole, Sabrina e Angelica, Salvatore e Rosalia, eccoli i sedicenni della Falcone-Morvillo: un pensiero per Melissa, uno sfogo in poche righe, un messaggio mail, come si fa su facebook. Concitate, scarne, ingenue, perfino un po' sgrammaticate, le frasi si susseguono come se li avessimo qui davanti, quegli studenti devastati dalla bomba e dal dolore, dalla paura. Dicono tutto, sinceramente: terrore, smarrimento, ansia, con tanti puntini di sospensione. Mostrano senza vergogna la loro fragilità, almeno loro: noi ci fingiamo capaci di rispondere, di giudicare: non abbiamo che punti fermi, noi adulti, fermi come pietre tombali. I messaggi dei compagni di scuola di Melissa restano sospesi, tenacemente attaccati alla speranza, al futuro, con l’idea “Ke potete farcela, piccole, dài”.

Si stringono l’uno all’altra, sanno che la loro emozione è di tutti, affermano di non dimenticare mai, di non cedere mai. Che sincerità, e che purezza, da questi messaggi. Appena varcata la soglia dell’adolescenza, non solo l’orrore, la pena per una coetanea, per una di loro; anche la smarrita sensazione di essere insicuri e soli, in balia di una realtà violenta, oscura, scenario tragico su cui qualcuno muove i fili delle loro vite. Qualche voce che si crede forte chiede vendetta, ma quasi si scusa, e sappiamo che vorrebbe soltanto piangere e sapere con chi.

A chi dire “non ho mai passato una giornata così brutta nei miei 16 anni”. E’ una frase serissima, sono la sua vita, i suoi 16 anni, il suo passato e presente: tenetevi stretti, ragazzi della Falcone-Morvillo, lavorate sodo per un lavoro che amate, restate uniti, e non abbassate mai il capo. Cosa non si fa per un cellulare nuovo, com’è vero. Cosa si può fare, con un cuore pulito e la coscienza di non essere soli per tutti noi. Le vostre dichiarazioni, così spontanee eppur ragionate, sono le sole che avremmo voluto leggere, ascoltare. Le sole che ci resteranno a mente, passando davanti alle tante scuole sgarrupate di questo Paese, scavalcando gli zaini gettati a terra, sorridendo a quei look esagerati. Ci prenderà la gola, la tristezza per il sorriso che vi è stato tolto. Guarderemo con più tenerezza e comprensione i nostri figli, sapendo quanto è infinito il loro bisogno.

Come tutte le mattine mi alzo mi cambio e dico: Mamma vado a scuola! Arrivo non sapendo cosa potrebbe succedere... Io ho avuto la fortuna di tornare a casa tra le braccia dei miei genitori, altre no... Non ho il coraggio di entrare da quella porta della scuola dove le mie compagne di classe erano lì, per terra che chiedevano aiuto... Nessuno può capire cosa ho provato e cosa hanno provato le altre ragazze. Troppo difficile da spiegare e da capire. Spero di dimenticare al più presto tutto e riabbracciare le mie compagne. Perché la classe senza di loro è vuota? Vi voglio bene piccole, dài ke potete farcela...

(Cristina C., IV A, compagna di classe di Vanessa)

Quante volte per cinque anni ho calpestato quel percorso, sostato su quel marciapiede e fiera oltrepassavo il cancello per entrare nel luogo della conoscenza, della crescita culturale e della convivenza di giovanissime ragazze piene di vita e di speranze! Inconcepibile questo gesto che ha macchiato di sangue quella che per tantissime rappresenta un luogo sicuro, una seconda casa, un punto di riferimento. Con quali occhi possiamo guardare quei cancelli che fino ad oggi rappresentavano un luogo sicuro e all'insegna della legalità!?!

(Lucia Irene M.)

Ieri, a Brindisi, c'eravamo tutti. Il dolore non passa, è forte. E le lacrime continuano a scendere. La paura è grande per i genitori. Noi comunque siamo uniti, e siamo vicini gli uni agli altri... Spero che, non dico vendetta, ma giustizia sarà fatta... Che dolore nel vedere che ho ragione, che i cattivi ci sono ancora e sono forti. E sanno bene che quelli che potranno sconfiggerli siamo noi giovani studenti... Io sono la prima a battermi. Uniti, le cose si possono fare.

(Marzia E., III A, Morvillo Falcone di Brindisi, Distaccamento San Vito dei Normanni)

Provo profondo dolore per le giovani vittime, ma anche grande rabbia e sdegno per questo vile attentato. La notizia di ieri mattina mi ha scioccata, mi sono immedesimata in quelle ragazze che ogni mattina, proprio come me, si recavano nella stessa scuola nella più pacata spensieratezza della loro gioventù. Sicuramente non mancava la paura dell'interrogazione della 1^ ora... o di quel compito in classe, ma da oggi la paura che accompagnerà quelle ragazze è ben altra! Anche se ormai di anni ne sono passati tanti. Mi viene da piangere, e da dire che ho paura.

(Alessandra S.)