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FUNERALI MELISSA/ Chi di noi può davvero abbracciare i suoi genitori?

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Melissa Bassi, foto Facebook  Melissa Bassi, foto Facebook

ATTENTATO A BRINDISI: I FUNERALI DI MELISSA. Guardando (da figlio di genitori brindisini) quello che è successo a Brindisi, con un occhio a Melissa e uno a mio figlio che compie due anni, ho fatto l’esperienza dell’assenza di parole. Con tutto quello che so e che ho letto, non sento che un’angoscia indicibile. Un po’ come per la tragica morte di Morosini, il calciatore del Livorno, avvenuta, ancora di sabato, qualche settimana fa: tanto dolore e nessuna parola.

Poi, però, anche questa volta è successo che qualcuno abbia trovato le parole che a me non venivano. Il potere le trova sempre. Tu senti il vuoto, e in televisione fanno di tutto per riempirlo, per non lasciarti in silenzio, per convincerti che «noi non abbiamo paura». Hanno il discorso pronto sulla mafia, come ce l’avevano pronto sui defibrillatori in campo: poi si scopre che forse non è stata la mafia, come pare non sia stato un infarto per Morosini, ma intanto «ogni avvenimento di fatto si traduce in tanti “sembrerebbe”, “si vocifera”, “si dice”, con titoli ad effetto che coinvolgono la gente in un gioco al rialzo che riesce a dire tutto senza dire niente». Aveva ragione Gaber quando cantava che «c’è un’aria, ma un’aria, che manca l’aria». Guardando «le miserie umane raccontate come film gialli», mi domandavo con T.S. Eliot: «dov’è la sapienza che abbiamo perduto nell’informazione?».

Dicono che serve passare dalle parole ai fatti. Ma a volte davvero «lingua mortal non dice / quel ch’io sentiva in seno», e allora avvertiamo ancora più profondo il bisogno di passare dai fatti alle parole: che qualcuno trovi parole vere, non retoriche, che riescano a scavare nell’abisso del nostro cuore. Parole che svelino quanto l’attentato di Brindisi fa agitare dentro di noi: quel bisogno di senso, che in queste ore non ci lascia pace. «Perché l’insidia / Se vivere è fiducia, / Perché la colpa / Se vivere è bellezza, / Perché l’angoscia / Se vivere è conquista, / Perché la morte / Se vivere è promessa?» (Rebora, Frammenti lirici, L). Penso ai genitori di Melissa. Si staranno chiedendo, come me, più di me: a che serve vivere? perché proprio a Melissa? per che cosa vale la pena continuare?



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COMMENTI
22/05/2012 - Se li abbracciassimo come fa Gesù Cristo? (claudia mazzola)

Guardando ai fatti di questi giorni, mi dicevo che Gesù non può averci detto di essere la Vita se poi muoriamo così brutalmente. Che forse intendeva dire di non guardare al nostro corpo ma all'anima che vivrà in eterno, questa è la Via e la Verità, poi fa male lo stesso...

 
22/05/2012 - Silenzio ineffabile (Marco Claudio Di Buono)

Di fronte alla morte, soprattutto come quella assurda di Melissa, dovremmo essere capaci di rimanere in silenzio, di far emergere attraverso il dolore (ma è impossibile provare un dolore come quello dei suoi genitori) quelle domande che sono nel cuore di ognuno di noi: perché viviamo? Perchè il male, il dolore, la morte? Un filosofo ebreo del Novecento parlava di silenzio ineffabile, direi un silenzio carico di significati. Ma tant'è, siamo sommersi di chiacchiere e anche noi ne facciamo tante per coprire l'angoscia di fronte alla morte, per nascondere la paura, per non parlare veramente della drammaticità della vita (o della morte, sono due facce della stessa medaglia, nasciamo doppi diceva Rilke). Quando leggo il passo del Vangelo della vedova di Naim istintivamente sento un fastidio alle parole di Gesù: come si fa a dire ad una madre che ha perso suo figlio di non piangere? Poi rifletto e mi dico che solo nell'ipotesi che Lui sia Dio hanno senso, solo se Lui abbraccia la mia vita (e la mia morte) tutto ha senso.