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FUNERALI MELISSA/ Chi di noi può davvero abbracciare i suoi genitori?

Melissa Bassi, foto Facebook Melissa Bassi, foto Facebook

Lo striscione che campeggiava all'ingresso della mia scuola (“La scuola sopravvive a ogni bomba”) mi suona di una tale astrattezza che non riesco proprio a capire cosa possa voler dire in lingua italiana, né sul piano immediato né su quello metaforico. Ma è inaccettabile lasciarsi ridurre, come volevano gli illuministi, da uomini a cittadini.

Dicono che c’è bisogno di normalità. Sarà, ma quando sabato sera ho sentito Maria De Filippi che si emozionava omaggiando Melissa all’inizio di «Amici», mi è parso evidente che la normalità del minuto dopo (Emma Marrone, Alessandra Amoroso, ecc.) non poteva bastare. Perché ci lascia sperduti ogni volta, e di fronte alla realtà che stringe rivela tutta la sua inconsistenza. Le lacrime, le emozioni passano: sabato sera le strade del passeggio erano piene come se per tanti, che pure si erano emozionati, nulla fosse accaduto, niente si fosse spostato nella propria vita.

Dicono che c’è bisogno di parlare, di fare assemblee nelle scuole. Ma lunedì mattina, mentre tanti (quanto siamo complici del male!) non ce l’hanno fatta a trattenersi dal festeggiare per la convocazione dell'assemblea, che faceva saltare qualche ora di lezione, in tante aule ci si è parlato addosso, forse senza accorgersi che è un delitto la retorica, che non lascia mai spazio a chi non trova le parole, e le sente ripugnanti. E vuole essere lasciato in silenzio. Silenzio, angoscia, ferita, dolore, preghiera. 

Dicono che c’è bisogno di punire il colpevole. È più che giusto. Ammuffisca in carcere il barbaro bombarolo, ma qui rischia di ammuffire pure, imprigionato dentro di me, il grido che si è riaperto: domanda urgente e bruciante di senso, di verità, di giustizia, di amore, di felicità. Se qualcuno non mi offre delle parole vere, che esprimano questa domanda, la mia angoscia non trova una strada, non apre un lavoro umano, e scorgo il serio pericolo che «quanto in te vive – e in me per te trema – / resta represso gemito / di cui non si sa, di cui non si dice» (Pasolini).

 

 

 


COMMENTI
22/05/2012 - Se li abbracciassimo come fa Gesù Cristo? (claudia mazzola)

Guardando ai fatti di questi giorni, mi dicevo che Gesù non può averci detto di essere la Vita se poi muoriamo così brutalmente. Che forse intendeva dire di non guardare al nostro corpo ma all'anima che vivrà in eterno, questa è la Via e la Verità, poi fa male lo stesso...

 
22/05/2012 - Silenzio ineffabile (Marco Claudio Di Buono)

Di fronte alla morte, soprattutto come quella assurda di Melissa, dovremmo essere capaci di rimanere in silenzio, di far emergere attraverso il dolore (ma è impossibile provare un dolore come quello dei suoi genitori) quelle domande che sono nel cuore di ognuno di noi: perché viviamo? Perchè il male, il dolore, la morte? Un filosofo ebreo del Novecento parlava di silenzio ineffabile, direi un silenzio carico di significati. Ma tant'è, siamo sommersi di chiacchiere e anche noi ne facciamo tante per coprire l'angoscia di fronte alla morte, per nascondere la paura, per non parlare veramente della drammaticità della vita (o della morte, sono due facce della stessa medaglia, nasciamo doppi diceva Rilke). Quando leggo il passo del Vangelo della vedova di Naim istintivamente sento un fastidio alle parole di Gesù: come si fa a dire ad una madre che ha perso suo figlio di non piangere? Poi rifletto e mi dico che solo nell'ipotesi che Lui sia Dio hanno senso, solo se Lui abbraccia la mia vita (e la mia morte) tutto ha senso.