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FUNERALI MELISSA/ Chi di noi può davvero abbracciare i suoi genitori?

Pubblicazione:martedì 22 maggio 2012 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 23 maggio 2012, 14.26

Melissa Bassi, foto Facebook Melissa Bassi, foto Facebook

Dicono che abbiamo bisogno di “elaborare il lutto”. A me sembra che esso, anche dopo i funerali, si imponga e spazzi via ogni elaborazione. Lo ha scritto Vendola nel messaggio agli studenti pugliesi: «chi sa rispondere alla domanda che tutti si pongono, come in una litania triste e disperata: perché?». Si tratta di un interrogativo che sfonda i termini umani: chi può abbracciare quei genitori? chi può rispondere a noi? per che cosa vale la pena che io rientri in classe e continui a tirar su mio figlio? c’è qualcuno che non mi lascia in «un pianto solo mio» (Ungaretti, Mio fiume anche tu), ma si commuove per me?

Dicono che sono domande astratte, che non portano da nessuna parte. Però quando Orfeo perse prematuramente la sua amata Euridice, scese nell’oltretomba: «Avrei voluto essere in grado di sopportare e, non negherò, ci ho provato, ma Amore ha vinto. […] Vi prego, ritessete il destino troppo rapido della mia Euridice». A quel pianto carico di preghiera un giorno Gesù rispose: «si recò in una città chiamata Nain, accompagnato dai suoi discepoli e da molta folla. Quando fu vicino alla porta della città, vide che portavano a seppellire un morto, figlio unico di una madre vedova; molta gente della città l’accompagnava. Vedendola, il Signore ne fu commosso e le disse: “Non piangere! Donna, non piangere”». E lo ha ricordato ieri, durante l'omelia, mons. Talucci, mentre ci invitava a vivere la nostra «vocazione»: «Gesù è venuto a condividere ogni cosa con noi».

Non voglio rimanere con la mia indignazione, le parole della televisione, il dubbio corrosivo sul destino della vita: prego perché accadano il mio silenzio, le parole vere, la carezza di Dio fatto uomo. 

 

 

 

 



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COMMENTI
22/05/2012 - Se li abbracciassimo come fa Gesù Cristo? (claudia mazzola)

Guardando ai fatti di questi giorni, mi dicevo che Gesù non può averci detto di essere la Vita se poi muoriamo così brutalmente. Che forse intendeva dire di non guardare al nostro corpo ma all'anima che vivrà in eterno, questa è la Via e la Verità, poi fa male lo stesso...

 
22/05/2012 - Silenzio ineffabile (Marco Claudio Di Buono)

Di fronte alla morte, soprattutto come quella assurda di Melissa, dovremmo essere capaci di rimanere in silenzio, di far emergere attraverso il dolore (ma è impossibile provare un dolore come quello dei suoi genitori) quelle domande che sono nel cuore di ognuno di noi: perché viviamo? Perchè il male, il dolore, la morte? Un filosofo ebreo del Novecento parlava di silenzio ineffabile, direi un silenzio carico di significati. Ma tant'è, siamo sommersi di chiacchiere e anche noi ne facciamo tante per coprire l'angoscia di fronte alla morte, per nascondere la paura, per non parlare veramente della drammaticità della vita (o della morte, sono due facce della stessa medaglia, nasciamo doppi diceva Rilke). Quando leggo il passo del Vangelo della vedova di Naim istintivamente sento un fastidio alle parole di Gesù: come si fa a dire ad una madre che ha perso suo figlio di non piangere? Poi rifletto e mi dico che solo nell'ipotesi che Lui sia Dio hanno senso, solo se Lui abbraccia la mia vita (e la mia morte) tutto ha senso.