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TERREMOTO/ Lo studente: la notte in auto e la mattina con gli sfollati, meglio che stare al bar

Pubblicazione:martedì 22 maggio 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 22 maggio 2012, 11.53

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Questo è il principale problema: non è ancora chiaro quali siano le priorità.

Come mai?

La situazione è estremamente complicata. Manca, infatti, un responsabile ultimo che coordini le operazioni. Ci sono moltissimi volontari della Protezione civile e della Croce Rossa, alcuni medici di finale, ma ciascuno ha punti di riferimento diversi.

In ogni caso, la situazione, bene o male, sta venendo gestita in maniera adeguata?

Tutto sommato sì, anche perché di feriti gravi non ce ne sono. Tuttavia, ottenere un pasto caldo, in questi giorni, non è per niente scontato. Come avere un giaciglio pulito. Ci sono, poi, moltissimi inconvenienti. In un campo, ad esempio, moltissimi diabetici si sono ritrovati senza medicine.

Tu e tuo fratello come state contribuendo?

La mattina presto, l’altro ieri, siamo andati in ospedale. La gente gridava aiuto. Erano pazienti che non erano in grado di abbandonare la struttura da soli. C’era bisogno di qualcuno che desse una mano a trasportarli dai piani superiori in strada e dalla strada al campo base. Alcuni di loro erano in carrozzina e li abbiamo portati giù a mano. Ieri abbiamo aiutato al Croce Rossa a distribuire i pasti in un capannone di duecento persone. Mio fratello ha fatto avanti e indietro tra un campo e l’altro, per tutto il giorno, aiutando molte persone a risolvere piccoli problemi che, magari perché sulla sedia a rotelle, o perché erano anziane, diventavano insormontabili.

La gente si sta rimboccando le maniche?

Più o meno…. I giovani, meno… la maggior parte di loro sono in uno dei due bar rimasti aperti… Del resto, fino a quando non ci sarà un responsabile unico, non sarà per nulla semplice capire il contributo che ciascuno potrà fornire. 

 

(Paolo Nessi)



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