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TERREMOTO/ 1. Il "piano" dei prof lascia gli sfollati dell’Emilia senza casa

Pubblicazione:mercoledì 23 maggio 2012

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Proprio così: il colpo di spugna alla Protezione civile è stato dato con il decreto legge del 15 maggio 2012 n.59, pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrato in vigore il 17 maggio, proprio il giorno in cui Mario Monti, a passeggio per le vie de L’Aquila, riceveva gli applausi e le ovazioni della popolazione. Cinque giorni dopo, a Sant’Agostino, nel ferrarese, lo stesso Premier, in visita di cortesia ai terremotati riceveva fischi e insulti. Stessa situazione, due accoglienze completamente opposte.

Il motivo sta tutto in quei quattro articoli di “Disposizioni urgenti per il riordino della Protezione civile” (talmente urgenti da non poter attendere il terremoto di tre giorni dopo) che stabiliscono che, d’ora in poi, lo stato di emergenza non potrà durare più 60 giorni, rinnovabili per al massimo altri 40. Poi via le tende (della Protezione civile) perché a occuparsi della ricostruzione sarà... Nessuno. O comunque non lo Stato.

Cento giorni di assistenza, giusto il tempo di montare qualche tenda, recuperare i cadaveri, sgombrare le macerie, tamponare i rischi imminenti, e poi via, perché la ricostruzione, se avverrà, non sarà più affare della Protezione civile. Anche perché il ministero per il coordinamento della Protezione civile non esiste più, a decidere ora sono il Ministro dell’interno o il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che stabiliscono quando ci sia un’emergenza e quanto possa durare (60 giorni prorogabili per altri 40, appunto, indipendentemente da quel che succede nel territorio), ma anche quando debba cessare, possibilmente in anticipo.

La ratio di tanta fretta, forse, sta tutta nell’auspicio di evitare gli accampamento pluriennali ai quali in Italia siamo abituati. Certo, si sarebbero potuti stabilire termini e incentivi per la ricostruzione, ma forse s’è pensato che via le tende, via il dolore. Come dire: occhio non vede, cuore non duole.

Ma i danni, allora, chi li paga? Qui il genio italico dei professori al governo esplode in tutta la sua esuberanza: le assicurazioni private (sulla casa, ovviamente). Già, parliamo proprio della copertura assicurativa obbligatoria del rischio di calamità naturali dei fabbricati privati che il governo Monti aveva tentato di introdurre nel decreto sviluppo, salvo poi un repentino dietro front dopo le polemiche di chi, Confconsumatori in testa, parlava del provvedimento come di un “regalo ingiustificato” alle compagnie di assicurazioni e di una tassa patrimoniale sulla casa, anche la prima, introdotta di soppiatto (tanto che poi, alla luce del sole invece, è arrivata l’Imu). Così l’assicurazione sulla casa obbligatoria uscita dalla porta, rientra dalla finestra. Peccato che gli emiliani, nei tre giorni dall’entrata in vigore del decreto, non abbiano fatto in tempo a stipularla. Davvero intempestivo, questo sisma... Così come il Governo, peraltro, che al solito fa le pentole ma non i coperchi, innovando radicalmente ma lasciando in sospeso sempre qualche particolare di non secondaria importanza.


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COMMENTI
31/05/2012 - L'antipolitica (luisella martin)

L'antipolitica è quella che fanno i nostri politici da anni. Anche accettare il governo Monti è stato fare una politica contraria al buon senso, ammettendo di non essere capaci di assumersi nessuna responsabilità. Temo che la situazione in Italia sia più grave di quanto ci immaginiamo, perchè (Dio non voglia!)chi dovrebbe pensare per il bene comune, non ne ha più le capacità: è come se fosse sotto l'uso di stupefacenti (vedi intervento di Monti a Matrix nel quale dice che il posto fisso sarebbe noioso!)