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IL CASO/ Montante (Confindustria): usiamo i 20 miliardi tolti alla mafia per la crescita

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Antonello Montante  Antonello Montante

Innanzitutto l’obbligo di affidare i beni confiscati direttamente ai sindaci. Molto spesso in questo modo finiscono in mano ai Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, oppure a sindaci non dotati di strutture tecniche adeguate. I patrimoni sequestrati vengano quindi rimessi sul mercato piuttosto che tra i cespiti comunali. Occorre inoltre che l’Agenzia per i beni confiscati sia messa nelle condizioni di funzionare in modo più efficiente.

 

Lei come la riorganizzerebbe?

 

Manager qualificati e competenti presenti sul mercato dovrebbero essere messi a disposizione dell’Agenzia, in modo che possano interloquire con le associazioni di categoria, con i sindacati e con la stessa Autorità di vigilanza dello Stato.

 

Come agire nei confronti delle aziende?

 

Bisogna indirizzare le aziende confiscate verso le reti sane, rimetterle sul mercato e avvicinarle alle altre aziende virtuose, preferibilmente appartenenti allo stesso settore, utilizzando tutte le forme di collaborazione, partenariato e partecipazione in consorzi.

 

Questi ultimi spesso sono gestiti dalla mafia …

 

Bisogna combattere la forza dei consorzi illegali dentro cui le imprese operavano prima della confisca e dentro cui si lavorava senza problemi grazie alla mafia che non faceva mancare nulla: dalla sicurezza alle commesse (perfino pubbliche) fino al mercato sicuro, anche se tutto avveniva sempre dentro una zona d’ombra blindata.

 

Per il pm llda Boccassini “gli imprenditori non sono solo vittime dei mafiosi” …

 

Sposo in pieno la tesi della Boccassini, e che è anche del magistrato Giuseppe Pignatone e del procuratore aggiunto dell’Antimafia, Michele Prestipino.

 

Non è lo Stato che dovrebbe evitare che l’imprenditore subisca pressioni?

 

Non è un problema dello Stato, e io concordo con la Boccassini perché molte volte l’imprenditore è miope. Le forze dell’ordine non possono mettere sotto vigilanza interi paesi, interi comparti e intere famiglie. Il compito dello Stato è soprattutto quello di divulgare una cultura della legalità, fin dalle scuole elementari.

 

Qual è invece il compito dell’imprenditore?

 

L’imprenditore deve avere la lungimiranza di scegliere il libero mercato e non l’economia controllata dalla mafia. Quando si verifica anche solo una minima pressione della mafia, l’azienda deve denunciarla. Chi non lo fa non è un autentico imprenditore, anche perché in questo modo crea una concorrenza sleale, e dunque deve essere espulso immediatamente da Confindustria.

 

Per quale motivo?

 

Non per una forma di moralismo, ma perché noi siamo per il libero mercato. Un imprenditore che sceglie di stare dalla parte della mafia danneggia quindi chi ha scelto il libero mercato, facendogli appunto concorrenza sleale.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
24/05/2012 - Qualcosa sà da fà liberamente. (claudia mazzola)

E bravo Montante! E' quello che dovrebbero capire i politici che pensano di essere al potere invece dovrebbero essere al servizio.