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LETTERA/ Anna (liceo): l'unica vittoria sulla morte di Melissa è la nostra vita

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Melissa Bassi, 16 anni, vittima dell'attentato di Brindisi (immagine d'archivio)  Melissa Bassi, 16 anni, vittima dell'attentato di Brindisi (immagine d'archivio)

Ferruccio De Bortoli scrive il 20 maggio sul Corriere della Sera: Ma gli strumenti efficaci nel contrasto dei fenomeni mafiosi, e non soltanto, sono molti altri: una coscienza civile vera e diffusa, una maggiore coesione sociale, un più vivo spirito di legalità, un forte senso dello Stato. Questo sarebbe un tentare di rivendere ad altri un dono che è nostro; chiedere di vivere la nostra vita, a un altro: lo Stato. La soluzione non è questa. La persona non è riducibile ad un individuo. Così come non si può pretendere che la società sciolga il dramma personale.

Ora, il rischio più grande è quello di statalizzare anche la vita. Scrivo per domandare; per chiedere una risposta che sia vissuta e personale. La risposta la dobbiamo dare noi, domani, sempre; ognuno nel campo in cui deve intraprendere la sua lotta. Noi vogliamo alzarci la mattina e affrontare i nostri impegni quotidiani in modo straordinario, aggredendo ogni particolare della realtà cosicché al fondo di esso, magari, possiamo scoprire che la morte di Melissa è un sacrificio, può rendere sacra anche la nostra vita. Allo Stato è chiesta sicurezza; all’uomo è necessaria una certezza.

La nostra consistenza, come quelle di Melissa e dei suoi familiari, non può provenire dallo Stato. Così come troppo spesso, in questo nostro tempo, pensiamo alla libertà in termini di democrazia, come se fosse il governo ad avere il compito di assegnare il ruolo di ciascuno nel mondo. E così il ministro norvegese Stoltenberg, successivamente alla strage di Anderes Breivik, disse: Con le armi più potenti del mondo - la libertà di parola e la democrazia - stiamo disegnando la Norvegia per il dopo 22 luglio 2011.

Veramente la soluzione può essere solo la democrazia? Come se bisognasse costruire sistemi talmente perfetti nei quali non sarà più necessario essere buoni. Eppure, il male ha sfondato anche gli argini della idilliaca società norvegese, che si trova senza parole di fronte a quella strage, tanto da dire: “Utoya un tempo era un paradiso, ora è l'inferno”. Non può esserci vera democrazia senza un’autentica coscienza di cosa sia la persona. Se crediamo il contrario, noi saremo i battuti della vittoria. Non i confini del nostro Paese bisogna ridisegnare, ma gli sconfinati orizzonti cui dobbiamo puntare. Finché ci sarà un uomo sulla terra, uno solo che tratterà l’istante come un ospite da accogliere, ci sarà la storia, ci sarà salvezza.

Il rumore di quella bomba che esplode, ancora così presente per gli studenti della scuola Morvillo-Falcone, prima ancora che l’efficienza del sistema di sicurezza statale, chiede la riscossa della persona.

 

(Anna Fornasieri, classe quinta, liceo classico don Carlo Gnocchi, Carate Brianza)



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COMMENTI
24/05/2012 - Commosso per chi si muove a partire dal cuore (Gianni MEREGHETTI)

Grazie, cara Anna, grazie a te e con te a tutti gli studenti che come te si sono mossi e si muovono a partire da un contraccolpo umano, quello che ha toccato il cuore. Grazie a te perché è chiaro che è una sola la questione evidenziata sia da quanto è successo a Brindisi sia dal terremoto che ha sconvolto la terra emiliana sia dalle profonde emozioni della memoria che va a ritrovare le immagini della terribile strage di Capaci. E la questione è che tipo di domanda è scaturita dallo stare di fronte a questi diversi drammi, è la domanda la questione seria posta da quanto è accaduto, è cosa percepisce un uomo stando di fronte al dramma della vita. Si è ridotta la domanda, questo è ciò che rende incapaci di stare di fronte ad una ragazza uccisa da una violenza indicibile, di fronte alla terra che trema, di fronte a uomini uccisi perché si sono impegnati a difendere la legalità. Si è ridotta la domanda, non si è colto ciò cui porta il contraccolpo che tutti hanno sentito di fronte a tanto male. Si è pensato che la questione fosse cosa fare per rendere la società migliore, mentre non è questa la domanda che tutti abbiamo sentito sorgere di fronte alla vita improvvisamente spezzata, è un'altra: è di che cosa può mai consistere la vita, cosa la liberi dal male, che cosa risponda al desiderio di eternità che sgorga dal cuore. Bisogna ripartire da questo livello della domanda, perchè all'uomo non bastano regole di convivenza, urge un senso, vuole la felicità!

 
24/05/2012 - Cara Anna (luisella martin)

Le tue parole sono speranza. Poichè coloro che ci guidano sembrano solo capaci di correre a chiudere la stalla quando i buoi sono già usciti, la nostra speranza è nei giovani, nei nostri figli, nelle persone come te. Molti anni fa ero a Brindisi e partecipavo alle riunioni del sindacato per migliorare la scuola nella quale entravo come insegnante dopo aver studiato e lavorato per questo. Parlavo di "persona", ma sembrava una parola ridicola, da cattolici schierati! Anni dopo, con la riforma Berlinguer gli studenti divennero utenti e smisero di essere persone per la scuola ufficiale. Successivamente gli studenti-utenti furono divisi tra alunni di serie "A" (persone) e alunni di serie "B" (irrecuperabili). Melissa è martire e tutti voi, studenti del mondo, vivendo la vita vincete sulla morte. Non dimenticatelo crescendo.