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Cronaca

LEGGE 40/ Così la Corte ha difeso la nostra sovranità nazionale

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Come visto, sia i Tribunali rimettenti sia la Consulta hanno fatto riferimento a fonti esterne al sistema giuridico nazionale - le pronunce di una Corte internazionale – conformemente a quanto previsto dalla nostra Costituzione all’art. 117.
Tuttavia i Tribunali hanno preso in considerazione una sentenza non definitiva, e proprio la riforma di tale sentenza ha consentito ai giudici delle leggi di non entrare nel merito della questione.
Quest’ultimo aspetto della vicenda mette in evidenza uno dei punti più delicati del complesso iter di integrazione del nostro ordinamento con le istanze derivanti da entità sovranazionali. 
Infatti, specialmente nel caso in cui la pronuncia di una Corte internazionale concerne ordinamenti stranieri – questo era il caso in questione, dal momento che la Corte di Strasburgo in primo istanza aveva condannato la Repubblica austriaca – il giudice nazionale è chiamato ad una sapiente opera di discernimento della ratio sottesa alla decisione. Il rischio è infatti di affidare alla singola sensibilità di ogni giudice, per non dire all’arbitrio, il richiamo a singoli passaggi delle più varie pronunce della Corte europea per ricavarne regole che sovvertono decisioni prese dagli organi rappresentativi, in maniera democratica, alterando bilanciamenti ed equilibri del sistema.

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