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TERREMOTO/ A Ferrara "l’imprevisto" si trasforma in un abbraccio

Il terremoto in Emilia dello scorso weekend ha colpito anche la città di Ferrara, dove è subito nato un forte clima di solidarietà, come testimonia il racconto di ANTONINO PETTINA

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Ferrara. Sono le ore 4:03 di domenica 20 maggio e una scossa di magnitudo 5.9 percuote la città e l’hinterland. Alessandro Gabbana, receptionist della Residenza Cenacolo gestita dalla Cooperativa Nuovo Mondo, che nella città estense si occupa, assieme a Fondazione Falciola, di appartamenti e residenze per studenti universitari e uso foresteria, si trova in una piadineria con amici quando sente e vede tremare la terra sotto di sé. Nel giro di pochi minuti si reca sul posto mentre gli ospiti sono per strada impauriti. Tutti ora si spostano a dormire nella hall. “Con grande sorpresa - ci dice Alessandro - questa paura ha dato vita a un bel clima di solidarietà nella difficoltà”.

Nel frattempo, nella stessa giornata di domenica, i responsabili della Nuovo Mondo mettono a disposizione della Protezione civile e delle istituzioni circa 200 posti tra il Cenacolo e l’altra residenza “Darsena”. Il personale Nuovo Mondo è in prima linea a rassicurare i propri ospiti e ad accogliere gli sfollati. I 500 ospiti Nuovo Mondo e, per l’appunto circa 200 sfollati.

Giovanni Ragusa, responsabile della Residenza Darsena, ci racconta di come i manutentori si siano subito attivati per verificare che tutto funzionasse e non ci fossero danni strutturali. Il primo dei manutentori si è preoccupato di contenere il panico degli ospiti dando loro le informazioni utili e rassicurandoli. Alle 5.00 era già pronta la prima squadra, mentre Er.go e protezione civile fornivano agli sfollati, che trovavano riparo in Darsena, cuscini e lenzuola. Uno degli ospiti del Residence, titolare di un bar/pizzeria, nella giornata di domenica ha messo a disposizione anche il proprio esercizio commerciale per sfamare tutti gli ospiti.

Angela Confortini, altra dipendente Falciola, è rimasta colpita da due cose in particolare. Lei non ci parla del fatto che è rimasta a lavorare fino alle 24.00 circa della domenica, nonostante la sua famiglia fosse sotto shock, ma ci racconta della vicinanza tra le persone e della fragilità dei ragazzi più giovani, inermi davanti a un evento di tale portata. L’inaspettato non te lo spieghi. “Cosa c’è che ti fa riconoscere qualcosa di buono? Il fatto che c’è qualcuno che ti vuole bene.” Le chiedo in che senso e lei risponde che sta, ad esempio, nel fatto stesso che molti studenti ex ospiti della residenza abbiano chiamato per sapere se andasse tutto bene. La gente nella difficoltà si è sentita preferita, voluta bene. Negli appartamenti Mariapia Zanotti e Valeria Vezzali, invece, si sono premurate durante la giornata di domenica di contattare gli studenti uno a uno per sapere se andasse tutto bene, dopodiché sono partiti i normali controlli di verifica sulla stabilità degli edifici.