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TERRORISMO/ Il Fai, le Olimpiadi di Londra e lo spettro di un film già visto

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Quella che dovrebbe essere una grande festa per centinaia di Paesi, per migliaia di atleti, per centinaia di migliaia di visitatori negli stadi londinesi e sui posti di gara, per miliardi di persone della platea televisiva globale, rischia di essere allo stesso tempo un grande spettacolo a due facce: la festa della gioventù che gareggia lealmente e l'incubo di un attentato di chi si autoesclude nel suo nichilismo terrificante e dichiara guerra. Il marchese Pierre De Coubertin, l'inventore delle Olimpiadi moderne, ha più di una ragione per rivoltarsi continuamente nella tomba. Ormai è inutile nasconderlo, la paura del “terrore olimpico” è presente da diversi anni. E' entrato nella storia dal secolo scorso nell'ottobre del 1968, nella notte tra il 2 e 3 ottobre, a Città del Messico, nella tristemente famosa Piazza delle Tre Culture.

La diciannovesima Olimpiade doveva ancora incominciare e la contestazione studentesca vene repressa con centinaia di morti (non si sapranno mai le cifre ufficiali). Sono i granaderos del presidente Diaz Ordaz che sparano sulla folla che contesta. Poi si passa al settembre del 1972, alle Olimpiadi di Monaco di Baviera, quando un commando dell'organizzazione terroristica palestinese “Settembre nero” fece irruzione negli alloggi israeliani del Villaggio Olimpico. Furono giornate di terrore, dove al posto delle gare, sugli schermi televisivi comparivano le immagini di fedayyn armati di kalashnikoff. Alla fine di una trattativa irreale e di un intervento della polizia tedesca non proprio ispirato da buon senso, si contarono i morti di una strage: 11 atleti israeliani uccisi, 5 feddayyn, un poliziotto tedesco.

 

 


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