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FAMIGLIA/ Ecco i due ostacoli che la frenano

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Un doppio ruolo che sconta la presenza sia di un sistema di welfare di tipo familistico - che non le supporta attraverso l’erogazione di servizi essenziali tramite strutture pubbliche, ma demanda principalmente tale compito alle reti informali di aiuti familiari -, sia di un contesto di coppia ancora generalmente caratterizzato dalla disparità di genere nella divisione dei compiti. La difficoltà nel risolvere questi problemi si traduce in una continua attesa verso il raggiungimento delle condizioni ottimali tanto per sposarsi quanto per avere figli, uno stato che spesso prelude alla rinuncia, parziale o totale, della realizzazione di quello che vorrebbe essere il progetto familiare ideale.

Su entrambi i versanti - quello dei costi e della conciliazione - sarebbe tuttavia possibile intervenire (o almeno iniziare a intervenire) - anche facendo tesoro dei modelli già sperimentati con successo nella vicina Francia, così come in alcune realtà nordiche - con opportune azioni di supporto in termini di norme fiscali e tariffarie, di organizzazione del lavoro e di atteggiamento culturale.

E se è vero che l’intervento sul piano economico esige risorse che oggi sono alquanto difficili da reperire, almeno sul fronte della conciliazione un’azione efficace sembra potersi configurare con realismo. Occorrerebbe però comprendere maggiormente non solo quali sono le linee guida e i criteri che determinano le scelte professionali e familiari, ma anche come avviene nella coppia il processo consapevole (e spesso inconsapevole) di negoziazione e di presa di decisione sull’organizzazione familiare.

Bisognerebbe altresì prendere coscienza del fatto che la conciliazione famiglia-lavoro non si misura unicamente con le responsabilità di cura maggiormente incombenti, bensì con l’intero spettro di istanze di sviluppo e realizzazione personali e relazionali. È necessario un progressivo affrancamento di questo problema dal suo imprinting di esigenza esclusivamente femminile per interpretarlo sempre più come una vera e propria questione familiare e sociale. In ultima analisi, ciò comporta - come recentemente è stato autorevolmente suggerito - “la necessità di considerare le esigenze conciliative lungo tutto l’arco di vita, di riconoscere e valorizzare, in un’ottica sussidiaria, l’intervento dei diversi attori sociali (istituzioni politiche, imprese, privato sociale e famiglie) finalizzato, secondo una regolazione normativa di governance societaria, alla compiuta realizzazione di un welfare comunitario, fondato sulla promozione di una buona relazione tra famiglia e lavoro (CEI-Progetto Culturale, Il cambiamento demografico, Laterza, 2011, p.15).

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