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LETTERA CARRON/ 1. Sapelli: dolore e libertà

GIULIO SAPELLI commenta la lettera di Julián Carrón pubblicata martedì su La Repubblica. Dolore e libertà, sono i temi principali della sua riflessione

Un dettaglio de La Sagrada Familia di Barcellona (Fotolia) Un dettaglio de La Sagrada Familia di Barcellona (Fotolia)

San Paolo, nella Lettera ai Romani (5,20-21), ci dice che: “Laddove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia”. Ma la grazia, però, per compiere la sua opera deve svelare il peccato per convertire il nostro cuore e farci conquistare “la giustizia per la vita eterna”. E questo per mezzo dell’iniziazione in Cristo. Solo in questo modo il medico non si limita a curare la piaga, ma consegna a colui che è ferito il messaggio per non essere più piagato.

La lettera di Julián Carrón mi ha richiamato subito alla memoria il passo paolino per il coraggio straordinario che ha di richiamarci al rischio proprio del cristiano, ossia il rischio di disperdere la grazia e di non vederla. Carrón afferma di essere stato “invaso da un dolore indicibile” e con straordinario coraggio continua dicendo che se Comunione e Liberazione “è continuamente identificato con l’attrattiva del potere, dei soldi, di stili di vita che nulla hanno a che vedere con quello che abbiamo incontrato, qualche pretesto dobbiamo pure aver dato”. Questa è la chiave fondamentale di questa straordinaria testimonianza di umiltà e di verità. Naturalmente Carrón rivendica serenamente l’estraneità di Comunione e Liberazione a ogni malversazione e a ogni sistema di potere.

Si pone in questa lettera il problema teologico e straordinariamente pratico insieme dell’espiazione. E l’espiazione in questa lettera è identificata nella ricongiunzione nel carisma del Fondatore e con il ricongiungimento e la “Sequela” che porta al fascino per Cristo e la vita cristiana. Drammatico è il richiamo al popolo di Israele, spogliato di tutto. Carrón richiama il suo popolo a rivestirsi del carisma della fede anche nei momenti più difficili, quando il dubbio invade le coscienze. È significativo il richiamo a Don Giussani che parla del sì di Pietro dopo il suo rinnegamento. Il problema quindi è verificare la fede nell’Esperienza. Ma questo ora, lo sanno tutti, è tremendamente difficile quando l’identificazione dell’Esperienza nella costruzione dell’economia è totale. Ossia quando la Sequela carismatica diventa immediatamente cemento per la costruzione dell’opera economica.

Se costruiamo un muro di mattoni e in ognuno di quei mattoni vogliamo che ci sia sempre la luce dell’identificazione nel Carisma, ogni volta che un mattone si sgretola, cade, si rompe anche il Carisma, agli occhi di coloro che guardano il muro, si corrompe. Ci si dimentica che tra Carisma e mattone c’è una bella differenza. Il Carisma della fede mi dà la forza di costruire il muro, ma non posso far correre al Carisma il rischio che ogni mattone di quel muro sia consustanzialmente una tessera del mosaico del Carisma. Identificare troppo strettamente l’Esperienza e la Parola, l’Esperienza e la Sequela, fa correre sia alla Parola sia alla Sequela il rischio di essere derisi dai farisei che non attendono altro che dare a Pilato Cristo con tutte le Sue opere.


COMMENTI
03/05/2012 - CONTINUA ROBERTO GRAZIOTTO (Gianni MEREGHETTI)

....Ma non credo si tratti di una"unità dei distinti", ma piuttosto dell'unità di una stessa cosa: la santità della sequela non è possibile senza santità morale! I peccati vanno confessati, non legittimati! La ringrazio per la Sua attenzione

 
03/05/2012 - DA ROBERTO GRAZIOTTO ( GERMANIA) (Gianni MEREGHETTI)

Caro signor Sapelli, insegno in un liceo in Germania, vicino a Lipsia. Ho letto con attenzione il Suo bell'articolo (sussidiario.net di oggi) sulla lettera di don Carrón su "La Repubblica", che ho condiviso anche nella mia bacheca in Facebook. Lí ho messo questo piccolo commento che vorrei sottoporre alla Sua attenzione: "Non posso far correre al Carisma il rischio che ogni mattone di quel muro sia consustanzialmente una tessera del mosaico del Carisma." (Sapelli); questa preoccupazione è secondo me vera da una parte e falsa dall'altra. Così come a mio parere è certamente falsa la preoccupazione di non essere "derisi dai farisei". Adrienne von Speyr (1902-1967), in ciò che chiama "atteggiamento di confessione", fa comprendere che la differenza tra i peccati miei e quelli degli altri non esiste nell'amore cristiano. Cristo è addirittura fatto peccato, per usare la conosciutissima frase di san Paolo. In questo senso non vi è differenza tra il carisma e il mattone. Ovviamente vi è una differenza nella responsabilità morale. In questo senso la lettera di Carrón è davvero coraggiosa come dice anche Sapelli, perché si sente colpito da ciò che fanno i membri di Cl, senza per questo averne una responsabilità morale. - Tradire "l’unità dell’immediatezza della testimonianza di fede e della testimonianza dell’opera" è secondo me tradire CL, tradirne il carisma. Lo dico sebbene pensi che una riflessione etica nel Movimento venga spesso saltata in forza di una ontologica.

 
03/05/2012 - la modalità non è fattore secondario (francesco mariani)

Un padre sa, quando lo ritiene opportuno, scuotere anche fortemente i propri figli. A tutti è offerta l'occasione di una purificazione. Ringrazio Carròn per il coraggio e la franchezza. Non ne condivido tuttavia la forma: proprio in questo momento di calunnie pesanti, il buttar fuori su R2 un richiamo così delicato non fa altro che far pensare ai più che ciò che scrivono i giornali sia vero in tutto. Non ci deve interessare poi molto il parere degli uomini, rimane comunque il desiderio di una prudenza e una intelligenza maggiori nella modalità con cui richiamare tutto il popolo. Leggo articoli di giornale e parlo con persone amiche e non, e mi rendo conto che il risultato di questo articolo è quello di far pensare alla gente che ci sia un implicito avvallo di tutto ciò di cui ci hanno sempre accusato. Vengo da una famiglia onesta, i miei genitori sono di Cl, hanno lavorato una vita e hanno sempre pagato ogni centesimo, e così tanti di noi. Mi da profondamente fastidio il fatto che la gente pensi che ai ciellini interessino solo i soldi e il potere. Cl non è fatto da quei pochi che avendo cariche pubbliche rischiano di farsi avvinghiare dai soldi o dal potere, è fatto da un popolo che lavora guadagnandosi il pane e da famiglie normalissime. Mi spiace che la modalità del richiamo, vero nella sua essenza, abbia prestato il fianco a giudizi parziali.

 
03/05/2012 - PORTARE IL PECCATO DELL'ALTRO E' POSSIBILE! (Gianni MEREGHETTI)

Sapelli mi apre ad un fattore nuovo che non avevo colto immediatamente nella lettera di Carron, che il carisma porta con se' il limite e il peccato di coloro che si impegnano con esso. Questa e' una cosa dell'altro mondo in questo mondo, ed è stato Giussani il primo a viverla con noi, lui che ha portato dentro la sua carne i nostri peccati, non li ha solo considerati e valutati per quello che sono, non ha solo suggerito la strada per uscire liberi da ciò che ci ingabbia, ma ancor di più ha fatto suo ciò che è nostro, questo è segno di santità! Carron ci ha fatto vedere questa testimonianza di don Giussani, vivendola lui stesso. Per questo la domanda che mi incalza da quando ho letto tutto d'un fiato la lettera di Carron, è da dove nasca questa capacità di portare il peso del peccato altrui, del limite con cui riduciamo la forza imponente del carisma. Da dove viene questa capacità di prendere con sè quello che ti limita, ti angustia, quello che ostacola la pienezza cui apre il carisma che vive dentro il tempo. E ancor di più da dove viene la certezza che don Giussani prima e don Carron oggi ripongono nel nostro cuore! Se sanno portare il nostro peccato e il nostro limite, se lo riconoscono come loro è per una energia di bene che loro vedono dentro il nostro cuore e su cui noi invece siamo diventati scettici. E' una bella sfida questa che Carron ci ha posto con la sua lettera, una sfida a vivere il carisma come fattore di comunione totale, tanto da portare l'altro con sè.